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L’Uruguay visto dall’ex Presidente Josè Mujica

L’1 marzo 2015 è terminato il mandato di Capo di Stato di Josè “Pepe” Mujica, un uomo e un politico destinato a lasciare il segno nella Repubblica Orientale dell’Uruguay. Da sempre accanto al popolo nel suo percorso di attivismo, quello che è stato definito il “Presidente povero” lascia un’eredità culturale importante che è stata raccolta in un libro pubblicato di recente a cura di Cristina Guarnieri e Massimo Sgroi dal titolo “La felicità al potere”.

L’1 marzo 2015 è terminato il mandato di Capo di Stato di Josè “Pepe” Mujica, un uomo e un politico destinato a lasciare il segno nella Repubblica Orientale dell’Uruguay.
Da sempre accanto al popolo nel suo percorso di attivismo, quello che è stato definito il “Presidente povero” lascia un’eredità culturale importante che è stata raccolta in un libro pubblicato di recente a cura di Cristina Guarnieri e Massimo Sgroi dal titolo “La felicità al potere”.
Negli ultimi 30 anni, ristabilita la democrazia, l’Uruguay ha compiuto una rapida ricostruzione dello Stato e una riabilitazione delle libertà individuali facendo così un salto in avanti nella modernità. Superata una grave crisi economica nel 2002, tutti i classici indicatori economici fanno ormai intendere segnali rassicuranti: è stata registrata una crescita sostenuta del PIL nazionale insieme ad una costante diminuzione della disoccupazione ed un incremento degli investimenti produttivi esteri, a fronte però non di una svendita di manodopera ma di un’offerta di lavoro qualificato e un solido apparato giuridico.
Sotto la guida di Josè Mujica stesso, poi, questo piccolo Paese ha raggiunto risultati innovativi attraverso l’approvazione dei matrimoni gay, la legalizzazione dell’aborto e la liberalizzazione delle droghe leggere, un esperimento che è stato il primo al mondo, finalizzata alla lotta al narcotraffico e alla realizzazione di politiche di prevenzione. Certo l’Uruguay è sempre stato lungimirante nelle sperimentazioni sociali: nei primi venti anni del’900 lo Sato aveva già assunto il monopolio nella produzione e distribuzione dell’alcool, riconosciuto legalmente la prostituzione e ammesso il divorzio per volontà anche solo della donna.
Ma non finisce qui.
Nonostante gli 80 anni che si appresta a compiere Mujica è ancora proiettato sul mondo reale, senza retaggi ideologici, piuttosto pronto a porsi nuove domande sui temi più attuali. Colpisce innanzitutto la critica alla società dei consumi eccessivi e sconsiderati: basta far proprio il concetto di sobrietà, che non ha altra pretesa se non quella di spingere a consumare soltanto ciò che davvero ci è utile.
Per arrivare a questo ragionamento di estrema semplicità ma di immediata efficacia sono stati importanti 14 anni di prigionia e privazioni assolute. Finita la reclusione si rese infatti conto che serve ben poco per vivere bene, se si ha la libertà. Non ci stupisce perciò la sua rinuncia ai benefit presidenziali durante la carica, né la devoluzione di 90% del suo stipendio alle associazioni umanitarie, le attenzioni ai senzatetto o il fatto che non abbia mai smesso di insegnare a coltivare i fiori ai giovani di Montevideo.
La società dei consumi ha alimentato per tantissimo tempo l`economia di mercato, sacrificando il tempo da dedicare agli affetti e alle passioni, ma anche deturpando l’ambiente.
Nel discorso tenuto davanti alle autorità di Rìo il 20-06-12 Mujica ha chiesto alle Nazioni rappresentate se fossero loro a governare la globalizzazione o questa a governare tutti noi; come si possa parlare di solidarietà tra i popoli se il modello economico di riferimento è basato sulla concorrenza selvaggia.
Questo tuttavia non per dire che sia troppo tardi ma perché si è sempre in tempo per cambiare rotta, e il continuo rincorrersi di produzione e iperconsumo può essere interrotto da una lotta di carattere politico per realizzare una nuova e diversa cultura.
Se sono le idee a muovere il cambiamento, quelle migliori passano per le giuste domande.
Tra le pagine in cui l`ex Presidente si racconta, e viene raccontato, gli interrogativi non mancano ma resta al lettore il compito di immaginare le risposte.

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