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La crisi dei Narcos messicani.



Per la prima volta nella Storia del proibizionismo, è stato registrato un significativo crollo nella quantità di Marijuana importata negli Stati Uniti dai cartelli della droga messicani. Questa diminuzione, stimata nel 25% della produzione, a cosa sarà dovuta? A una nuova serie di blitz, sequestri e arresti? al successo della guerra civile tra Messico e cartelli, che controllano ampie porzioni del territorio dello Stato mesoamericano?

Principali cartelli messicani e zone relative di influenza all'interno degli States.


Niente di tutto questo. molto più banalmente, la legalizzazione delle droghe leggere negli Stati di Washington e Colorado, due degli Stati che assorbivano più quote del mercato (dopo la California). Per quanto i cartelli messicani derivino buona parte dei loro introiti al trasporto della cocaina prodotta in Colombia e Venezuela verso gli USA, non hanno mai abbandonato la produzione di "mota", ovvero la nostra cara piantina. una ventina di anni fa era stata chiusa la più grande piantagione di maria al mondo: oltre milletrecento acri, 10.000 (diecimila!!) contadini a lavorarci e oltre  700.000 kg di Marijuana prodotti ogni anno (stima della DEA), pari alla quantità sequestrata ANNUALMENTE sul confine (si stima il 6-7% della marijuana importata negli USA non riesca a passare il confine)



Dopo tanti dibattiti ideologici vi è finalmente una prova concreta degli effetti devastanti, a livello economico, che la legalizzazione può causare alla criminalità organizzata. La legalizzazione ha inoltre portato, al solo Stato di Washington, oltre 600 milioni di dollari di introiti, che verranno usati per alleggerire la pressione fiscale (meno tasse, in pratica), riqualificazione di periferie povere e programmi di educazione. Con gli stessi soldi che prima erano usati per armare ragazzini per la guerra tra bande, finanziare banche complici che riciclavano il denaro e corrompere politici messicani.

Soldi sequestrati dall'Esercito messicano.
Le motivazioni finanziarie, più che quelle ideologiche, stanno infatti convincendo sempre più stati a valutare la legalizzazione, che attualmente sta, a vari gradi, essendo attuata da Oregon, Florida e anche da uno stato tradizionalmente molto conservatore: l'Alaska. Quest'ultimo stato si basa su unragionamento diverso degli altri: come è logico, l'autoproduzione costerebbe molto cara (molto più che importare da altri Stati dove è legale), ma vi sarebbe per lo Stato un risparmio enorme in costi di sorveglianza e sicurezza: oltre metà della popolazione carceraria americana è in prigione per crimini di droghe: legalizzando si avrebbero poliziotti liberi di eseguire altre mansioni (spalare neve in caso di tempesta, per dirne una), un sistema giudiziario con meno casi e di conseguenza più snello, economico ed efficace.



La legalizzazione non solo sta costringendo i cartelli ad abbassare i prezzi tagliando i profitti, ma i messicani devono competere anche sulla qualità: la marijuana legale, certificata e qualificata è coltivata da botanici in piantagioni in condizioni ottimali, seccata e trasportata in maniera propria. Quella dei cartelli, invece, viene coltivata dove capita purchè sia un posto sicuro, cosparsa di fibra di vetro o lana di roccia (per simulare i cristalli di resina). La legalizzazione è quindi anche una tutela alla salute del consumatore, ed è infatti vista positivamente da una serie di organizzazioni mediche che si occupano di cura delle tossicodipendenze.



L'attesa maggiore ora è per le mosse della California, il "Golden State"; che da solo consuma il 33% della marijuana importata negli USA, con una massiccia presenza di cartelli, che controllano sia l'import che la produzione locale di marijuana. Una legalizzazione in California porterebbe probabilmente a un collasso di un intero sistema produttivo, e una drastica diminuzione della violenza nel Nord del Messico, salvando -letteralmente- migliaia di vite.




OZY MANDIAS

Poeta, attore, giornalista e scrittore. Non sono nulla di ciò.
Direttore Fattone.it

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