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Grandi opere: mafie, veleno, cemento, precarietà.

Quando si parla di “grandi opere” vengono spesso in mente infrastrutture gigantesche sì, ma perlomeno utili alla comunità dove vengono costruite. Su qualsiasi dizionario online troverete circa la seguente definizione: “per opere [pubbliche] si intendono quei manufatti, realizzati (di norma su aree acquisite mediante procedimento di esproprio) a spese della collettività da enti territoriali quali Stato, Regione, Provincia o Comune, per essere fruiti indistintamente dai cittadini, e cioè destinate al conseguimento di un pubblico interesse.”

E invece no, non è così. 

Ecco che un Inceneritore, come può essere ad esempio quello nei pressi di Brescia, diventa una “grande opera”, nonostante emetta sostanze inquinanti che aumenteranno la percentuale di tumori delle persone risiedenti nella zona circostante. 

Ecco che la TAV Torino-Lione (Treno ad Alta Velocità) diventa una “grande opera”, nonostante costi circa dieci volte di più di quanto andrebbe pagata (oltre 22 miliardi secondo le ultime stime, a causa di infiltrazioni mafiose e partitiche e del project financing, un autentico meccanismo truffa ai danni dell’UE), nonostante non porti alcun beneficio alla popolazione coinvolta nel progetto. Espropri, mortificazione del territorio, arresti arbitrari e accuse di terrorismo, una valle – quella di Susa – militarizzata dallo Stato.



Per permettere agli operai di bucare inutilmente una montagna si farebbe qualsiasi cosa. Il problema sorge quando la montagna considerata presenta rocce e gas ricchi d’uranio (come la pechblenda e il radon) e le particelle liberate dallo scavo sarebbero fatali per coloro che vivono attorno a quel luogo. Inoltre la linea non sarà adibita al trasporto di persone, bensì solo a quello di merci, perché, rispetto al trasporto su gomma, ci si impiegherà circa tre quarti d’ora in meno. Tre quarti d’ora contro una ventina di miliardi! Basterebbe invece sfruttare ed incentivare la linea del Frejus, traforo di connessione con la Francia portato a termine durante il governo Cavour.



E un altro problema, almeno per lo Stato, giunge quando la popolazione – riunita all’interno del movimento No TAV – si oppone al progetto di devastazione del territorio imposto senza interpellare nessuno sulla tematica. In quest'ottica si è arrivati quasi ad incriminare 4 ragazzi per terrorismo dopo che avevano distrutto un compressore al cantiere di Chiomonte. Inoltre, è fondamentale ricordare come, nell’ultimo periodo, la società privata responsabile dei lavori – la Ltf (Lyon-Torin Ferroviaire) – si sia rivolta direttamente ai giudici del maxi-processo No TAV di qualche mese fa per incriminare lo scrittore Erri de Luca, dopo che in un’intervista aveva dichiarato: “La Tav va sabotata”.



Quella in corso è in palesemente una violazione della libertà di pensiero, e tutti quelli che s’erano tanto indignati per Charlie Hebdo sono già spariti nel vortice del nulla.



Ecco che il MUOS (Mobile User Objective System) diventa una “grande opera”. Si tratta di un  sistema di comunicazioni satellitari  ad alta frequenza composto da quattro satelliti e quattro stazioni di terra, una delle quali è stata terminata a fine gennaio del 2014 in Sicilia, nei pressi di Niscemi. Il programma MUOS è interamente gestito dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, cui abbiamo concesso la devastazione del territorio. 1) Tramite questo satellite saranno inviate informazioni per colpire obiettivi strategico-militari (soprattutto in Medio-Oriente); 2) le onde elettromagnetiche ad alta frequenza provocano gravi danni per la salute umana, fino allo sviluppo di tumori al cervello a causa della loro intensità. Ma va bene, nessuna preoccupazione. Nonostante il TAR siciliano abbia accolto il ricorso ed abbia dichiarato dannoso per il territorio del MUOS, il progetto statunitense continua senza problemi.


Ecco che l’EXPO 2015 si presenta come una “grande opera”, nonostante produca solamente appalti falsati dai gruppi mafiosi, stupro del territorio, interessi politici e partitici particolari. In molti si saranno già scordati dell’arresto avvenuto qualche mese fa di 11 dirigenti Expo per associazione a delinquere di stampo mafioso, in molti forse non sapranno neppure che all’evento partecipano McDonald’s e Coca-Cola – principali responsabili della messa in commercio di cibi spazzatura (ma come, non bisognava "nutrire il pianeta"?) – e anche Israele, che a furia di abbattere olivi palestinesi a colpi di bulldozer ed impadronirsi di terre non sue non sa più cosa inventarsi per vessare un popolo che dal 1948 vive lo status di "rifugiato". Inutile poi parlare delle multinazionali, come ad esempio la Nestlé, che parteciperanno all'evento solo per incrementare ancor di più vendite e soprusi lavorativi.

Oltre a questo, è da considerarsi il fatto del volontariato: circa 8000 persone saranno chiamate a lavorare gratuitamente ai padiglioni Expo semplicemente per assicurarsi  una riga in più sul curriculum.

“Grande opera” risulta pure la BreBeMi (Brescia-Bergamo-Milano). Una fra le più inutili autostrade mai costruite, costata circa 2 miliardi e mezzo di euro, ha fatto subito flop. Le zone espropriate sono state ingenti e molti campi sono stati completamente cementati. Nel 2011 ci sono stati 10 arresti nella dirigenza del progetto: gli imputati sono accusati di corruzione e traffico illecito di rifiuti. 

Quintali di rifiuti illeciti, usati per fare il sottofondo della strada invece di essere trattati nel centro di raccolta di Calcinate, venivano infatti utilizzati in due cantieri della Brebemi. A costruzione ultimata, oltre ai danni ambientali palesi, il pedaggio è altissimo e lungo il tragitto non ci sono autogrill né alcun tipo di servizio, come ad esempio i distributori di benzina. Nessuna ditta vuole infatti incaricarsi della gestione dei servizi, poiché nessuno desidera andare in perdita, data la scarsa viabilità. Ah, era talmente vuota che alcuni ragazzi la scorsa estate ci hanno giocato a pallone. Ah, l’autostrada non porta diritto all’Expo - come da programma - ma vi lascia a Liscate, ancora parecchio lontano dai luoghi dell’evento. 



Insomma, le “grandi opere” non finiranno mai di abbondare in questo Paese (quelle incomplete fino ad ora sono 395), finché gli appalti vengono continuamente relegati ad associazioni mafiose e speculative, finché la loro costruzione è funzionale solo agli sporchi interessi di pochi potenti e non alla popolazione (e in particolar modo all’ambiente). Solo dopo aver sradicato queste due piaghe si potrebbe pensare timidamente ad un miglioramento in questo tipo di progetti su grande scala.

Ma è dell’ambiente in primo luogo che ci si deve preoccupare, perché queste cosiddette grandi opere devastano il territorio in maniera controproducente per la stessa vita umana. Questi progetti di cui molti professoroni tendono a vantarsi altro non sono che lo stupro legalizzato dell’ambiente intorno a noi. E’ solamente partendo dal rispetto per quest’ultimo che potremo comprendere ancora meglio le nefandezze attorno cui ruotano queste opere e rifiutare di piegarci alle loro squallide logiche.

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Item Reviewed: Grandi opere: mafie, veleno, cemento, precarietà. Rating: 5 Reviewed By: Andrea Red