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Cibo e Futurismo, 1909-1913


Il Futurismo nasce come movimento letterario. A redigerne le premesse teoriche è il poeta Filippo Tommaso Marinetti (1876-1944), il quale nel 1909 pubblica a proprie spese su “Le Figaro” (20 febbraio) a Parigi il Manifesto del Futurismo.


Fortunato Depero, Grattacieli e tunnel, 1930

Il Futurismo vuole combattere e superare il “passatismo”, ovvero la mentalità conservatrice in arte, come nel costume, è colpito nelle sue manifestazioni accademiche e anche nei suoi culti più sacri: «[…] Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie, e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria. […] È dall’Italia, che noi lanciamo pel mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria, col quale fondiamo oggi il “Futurismo”, poiché vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori, d’archeologi, di ciceroni e d’antiquarii […]».

Ai vecchi idoli “passatisti” ne contrappongono di nuovi: la velocità, la macchina, il dinamismo della vita moderna con le sue implicazioni di agilità e di coraggio fisico, nonché di attivismo: «[…] Noi vogliamo cantare l’amore del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerarietà. […] Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno […] Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità […] Noi vogliamo glorificare la guerra – sola igiene del mondo - il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna. […] Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa […]»

Il futurismo viene considerato il primo movimento d’avanguardia che si presenta con caratteri non specificatamente orientati in un singolo settore di attività, ma come proposta integrale di rinnovamento della cultura e del comportamento stesso, realizzando così, con una formula del tutto nuova e rivoluzionaria, una tendenza all’incontro diretto e alla continuazione tra arte e vita, che era partita dall’estetica inglese fin de siècle.

Il Futurismo, quindi, inventa e cerca di proporre anche una nuova cucina nazionale all’insegna del cambiamento e dell’innovazione, organizzando alcune serate celebrative del movimento e dei suoi ideali. La prima occasione di ritrovo per sperimentare il nuovo “gusto culinario” futurista è con il “Pranzo a rovescio”, che Marinetti e i suoi seguaci consumano dopo una serata a Trieste nel 1910. In questa occasione l’ordine delle portate viene invertito e partendo dal caffè si arriva all’aperitivo.



Nel 1913 a Roma presso la trattoria Venete, in via Campo Marzio, è offerta una cena agli artisti futuristi reduci da una serata al teatro Costanzi. La lista prevede piatti dedicati agli artisti:

RISOTTO ALLA VALENTINA
FEGATELLI
PESCE D’ALTOMARE MARINETTATO
TRAFILETTI CON POEMI D’AURO D’ALBA
ASPARAGI DI PRATELLA
CONTROCARRÀ DI VITELLO CON INSALATA RUSSOLA
TUM-TIM BALLA ALLA VANIGLIA
FRUTTA
GRANDINE
FOLGORE
PANINI SOFFICI
BOCCIONI DI VINO
  


Sempre nel 1913 viene pubblicato sulla rivista “Fantasio” il testo “La cuisine futuriste” sotto forma di intervista di André Charpentier a Jules Maincave, in cui vengono enunciate le prime regole della nuova idea di cucina.
 
 
 
 
 
 

PJ

Ciclista a tempo perso, una volta cestista, adesso studente universitario.
Autore Fattone.it

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