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Cannabis, è l’ora della depenalizzazione: lo dice la Direzione Antimafia

Legalizzare l'utilizzo delle droghe leggere per colpire al cuore la criminalità organizzata. È, questo, in estrema e brutale sintesi, il suggerimento che la Direzione Nazionale Antimafia invia al governo Renzi.



Legalizzare l'utilizzo delle droghe leggere per colpire al cuore la criminalità organizzata. È, questo, in estrema e brutale sintesi, il suggerimento che la Direzione Nazionale Antimafia invia al governo Renzi. La DNA, che ogni giorno si trova a fronteggiare lo spaccio e il consumo di cannabis e hashish, evidenzia, nella relazione divulgata la scorsa settimana, "l'oggettiva inadeguatezza di ogni sforzo repressivo" contro lo spaccio e l'uso di droghe leggere.

Per tale motivo "spetterà al legislatore valutare se, in un contesto di più ampio respiro (ipotizziamo, almeno, europeo, in quanto parliamo di un mercato oramai unitario anche nel settore degli stupefacenti) sia opportuna una depenalizzazione della materia, tenendo conto del fatto che, nel bilanciamento di contrapposti interessi, si dovranno tenere presenti, da una parte, le modalità e le misure concretamente (e non astrattamente) più idonee a garantire, anche in questo ambito, il diritto alla salute dei cittadini (specie dei minori) e, dall'altra, le ricadute che la depenalizzazione avrebbe in termini di deflazione del carico giudiziario, di liberazione di risorse disponibili delle forze dell'ordine e magistratura per il contrasto di altri fenomeni criminali e, infine, di prosciugamento di un mercato che, almeno in parte, è di appannaggio di associazioni criminali agguerrite".
La questione viene giustamente inquadrata come un vero e proprio fenomeno di massa: basti pensare che, stando a tutte le statistiche, le quantità di droghe sequestrate corrispondono appena al 5%-10% di quanto viene effettivamente consumato. In termini numerici, parliamo di "un mercato che vende, approssimativamente, fra 1,5 e 3 milioni di Kg all'anno di cannabis, quantità che soddisfa una domanda di mercato di dimensioni gigantesche. In via esemplificativa, l'indicato quantitativo consente a ciascun cittadino italiano (compresi vecchi e bambini) un consumo di circa 25/50 grammi procapite (pari a circa 100/200 dosi) all'anno".
Non serve soffermarsi più di tanto sugli effetti economici di una regolarizzazione di tale portata. Secondo i magistrati della DNA, lo Stato arriverebbe a incassare una somma che oscilla tra i 7 e i 10 miliardi: tutto denaro sottratto alle organizzazioni criminali. Certo, aumenterebbero anche le spese, visto che, nel caso di legalizzazione, il Servizio sanitario dovrebbe monitorare i consumatori e invitarli ad un consumo responsabile ma, nel complesso, il saldo sarebbe più che positivo.

Le riserve del governo - L'invito della DNA, ad oggi, appare tuttavia lontanissimo dall'essere accolto. Le ragioni sono molteplici, e, come spesso accade, in cima alla lista troviamo quelle di natura politica. In primo luogo, questo governo non sembra culturalmente favorevole ad una legalizzazione della cannabis. A partire dal Nuovo centrodestra, che tra le sue fila annovera un proibizionista come Carlo Giovanardi (la cui legge è stata dichiarata incostituzionale) e arrivando ai centristi, da sempre contrari sul punto.
Quanto al Partito democratico, come al solito le posizioni all'interno sono molteplici: si va da chi è più possibilista (esponenti della minoranza come Luigi Manconi e renziani ex radicali come Roberto Giachetti) a chi, invece, sul punto non transige (la componente cattolica).
Il premier Matteo Renzi pare propendere per questa seconda tendenza, anche alla luce di quanto già dichiarato in materia ai tempi in cui presiedeva la Provincia di Firenze: "La migliore ricetta contro lo spaccio delle sostanze stupefacenti è la tolleranza zero, che va usata sugli spacciatori intorno alle scuole e nei luoghi di ritrovo dei giovani".

di Alessandro Genovesi


Fonte: it.ibtimes.com

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