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Stranezze, stramberie e assurdità dal Giappone

 Se come me siete nati negli anni '80, è probabile che il vostro background cognitivo sul Giappone derivi, ancora prima che da anime e manga, da Mai Dire Banzai. Il programma della Gialappa's Band era ai tempi esilarante proprio perché prendeva apertamente per il culo degli strambi giochi di "sopravvivenza" di qualche emittente nipponica. La leggenda del Giappone come patria dell'assurdo e del nonsense, prima che dalla pornografia raccapricciante e da film allucinanti come Funky Forest (se volete passare una serata davvero strana, ve lo consiglio, magari dopo esservi fumati una clava), deriva anche da Lippo Lippi e Cippa Lippi, i soprannomi attribuiti dai Gialappi ai bizzarri commentatori).
Non a caso, una delle domande che mi sono state rivolte più spesso al mio ritorno da un viaggio nel dal Sol Levante è: "Ma i giapponesi sono davvero così strani?"; beh, si tratta pur sempre di una cultura sviluppatasi autonomamente su un arcipelago ai confini del mondo, quindi l'inevitabile processo di occidentalizzazione non ha completamente nascosto svariati tratti di diversità rispetto ai nostri standard. Molte abitudini che a noi sembrano strampalate o prive di senso sono pura normalità da quelle parti. Ma, perché nasconderlo, viaggiare fino all'altra parte del mondo è bello anche per queste cose, che se avessi voluto la solita routine avrei anche fatto prima a rimanere a casina, eh.Anche per questi motivi, mi è venuta la bizzarra idea di scriverci sopra un ebook.



Cessi - Le leggende più o meno fondate sui WC giapponesi ultratecnologici sono note un po’ a tutti. Non lo nego, tra le mie prime curiosità da appagare sul Giappone i cessi erano in pole-position. E, dopo una ricerca effettuata in diverse abitazioni private e locali pubblici, da una parte posso confermare l’inquietante presenza di svariati tasti a corredo della quasi totalità dei troni di ceramica nipponici, dall’altra mi duole constatare che molte delle voci a proposito fossero esagerate. La killer application dei WC in Giappone è il washlet, un getto d’acqua (pulita, badate) regolabile che funge da sostituivo al bidet e pertanto risulta estremamente comodo per i nostri viziati culi italici. Per il resto, le funzioni più bizzarre che ho avuto modo di sperimentare sono un rumore che simula quello dello sciacquone, utilissimo nel momento di sgancio del “dirigibile marrone”, e un relativamente strambo dispositivo di pulizia della tavoletta. Purtroppo niente di drammaticamente esotico. Ma magari mi sono perso il meglio, eh.
Sigarette - Nelle città giapponesi è in teoria proibito fumare per strada, è possibile farlo solo in prossimità di un posacenere pubblico, che di regola si trova solo fuori dai supermercati. Da fumatore, trovo ciò giustissimo e appropriato per un paese civile e pulito come il Giappone, se non fosse per il fatto che in molti luoghi pubblici, come ristoranti, izakaya o sale giochi, è consentito fumare tranquillamente in mezzo alla gente. Queste regole creano situazioni del tutto paradossali, come dover entrare in un posto al chiuso se si ha voglia di una paglia e non si trova un'area per fumatori in giro. Vabbè.




Droghe e Marijuana - il Sol Levante può risultare scomodo per i fattoni, per il semplice fatto che la marijuana è considerata a tutti gli effetti una droga pesante e trattata come tale: si rischia l'arresto anche per il possesso di una quantità per uso personale. Per questo motivo, fumarsi una bomba ogni tanto non è considerato socialmente accettabile come in Europa, bensì malvisto e deprecato; proprio per questo motivo, se non avete dei contatti particolari, l'unico modo per procurarsi hashish o erba è di scovare uno spaccino nei quartieri più loschi di notte. La qualità e la convenienza di quello che potete recuperare ne risente, ovviamente, quindi il mio consiglio è di trattenere la scimmia fintanto che state da quelle parti, se ci riuscite.
Inchini - Come ben sapete, l'inchino giapponese è a metà tra un saluto e un ringraziamento, ne esistono infinite gradazioni a seconda della circostanza e del dislivello sociale nei confronti del destinatario del gesto. Nonostante ve l'aspettiate, la solerzia dei giapponesi nell'inchinarsi vi sorprenderà; l'aspetto buffo è che se voi ricambiate l'inchino il nipponico tenderà a farlo di nuovo (badate, la stessa cosa accade coi regali). Mi piace pensare che da qualche parte dell'Hokkaido ci siano persone bloccate da anni nel circolo vizioso dell'inchino reciproco, troppo educati e rispettosi per smettere di ricambiarlo.



Distributori automatici - In Italia abbiano quasi quotidianamente a che fare con le macchinette, ma solo se siamo tabagisti, caffeinomani o appassionati di merendine. Il Giappone è invece la patria dell'automazione, sia a livello di quantità (pare che ci sia una vending machine ogni 23 abitanti. E dal momento che ovunque tu sia è probabile che ci sia una macchina a portata di vista, non stento a crederci) sia di qualità. Pensate a un oggetto di dimensioni contenute: è probabile che in Giappone da qualche parte ci sia un distributore che lo venda. Si va quindi dalle onnipresenti vending machine di bibite (provvidenziali in estate, anche grazie ai prezzi economici) a bizzarrie come i gaccha gaccha e i distributori di mutandine usate (il momento di parlarvene non è ancora arrivato, abbiate pazienza).

Beh, se questi accenni vi hanno incuriosito, di stronzate sul mio viaggio in Giappone ne ho scritte molte altre: le trovate raccolte in un ebook, "Un Gaijin in Giappone", su tutti gli store a 2.99€.

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Item Reviewed: Stranezze, stramberie e assurdità dal Giappone Rating: 5 Reviewed By: Marco Frullanti