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Ozora Festival


Ozora è un comune dell'Ungheria centro-meridionale di 1767 abitanti, un villaggio contadino perso tra gli sterminati campi di grano ungheresi. Questo piccolo paesino è diventato molto noto a partire dal 2005 per un festival di musica psichedelica (psy-trance) che si tiene nelle sue vicinanze, festival chiamato appunto O.Z.O.R.A. festival.
Non si tratta di un piccolo ritrovo, ma di una vera e propria città (voci dicono che nel 2011 vi abbiano soggiornato 30.000 persone).



L'ambiente è contadino, campi di grano, ancora campi di grano, un campo di girasole, altri campi di grano. Gli unici insediamenti umani consistono in sparuti gruppetti di case ogni tot chilometri, e non sembra esserci molto da vedere o da fare, se non lavorare i campi.



I palchi? Strutture enormi, ognuna rispondente al tipo di musica.
Il main stage con una struttura leggera, aperta, fatta di teli, molto scenografica, adagiata al centro di una valletta; il posto per ballare e fare festa.



Il chill-out invece è un’incredibile piovra di legno e paglia, un luogo fresco dove sdraiarsi, o meglio ballare… la musica non è infatti propriamente “chill-out”. 



Per fortuna i posti dove rilassarsi abbondano: il posto migliore è una vera e propria casetta (dedicata principalmente ai concerti di bonghi), fresco e tranquillo riparo contro il caldo umido ungherese e la musica martellante che si sente altrove. Innumerevoli altri luoghi, più o meno intimi, più o meno al coperto, offrono una stuoia dove sdraiarsi, un’amaca dove appisolarsi, tavolini bassi attorno cui chiacchierare – senza dover consumare qualcosa. È presente anche un vero e proprio labirinto, ricavato all’interno di un campo di grano.



La musica va tutto il giorno, e non c’è un comune orario di riposo o di festa, quindi è semplice sapere quando devi dormire: quando hai sonno. E quando devi mangiare, lo stesso: lo fai quando hai fame.
Si possono notare molte costruzioni di legno, tela e colori, fatte dai partecipanti al festival. Queste non sono destinate a qualche fine particolare. Sì, un telo copre dalla pioggerella che ogni tanto cade, ripara dal sole, e ti permette di riconoscere la tenda, ma non è per questo che lo si prepara. Non solo. È principalmente un modo per passare il tempo in compagnia, occupare le mani per liberare la mente, rendere più bello il paesaggio per chi passa.




Tra le collinette c’è una stradina scavata nell’argilla, con ai lati alte pareti di questa terra finissima e malleabile. Poco a poco, le persone ispirate dal momento decorano questo sentiero, scavando in quel materiale veri e propri bassorilievi, quasi tutti belli, alcuni con cavità dove inserire candeline che diventano gli occhi dei volti disegnati, altri con vere e proprie sculture modellate con l'argilla.

È bello anche solo andare in giro e osservare la gente: ciascuno fa quello che gli viene naturale, non c’è pericolo di sentirsi ridicoli… c’è sicuramente qualcuno che fa qualcosa di più strano, e comunque se qualcuno ride lo fa con te, non di te. Come quello che gira facendo finta di nuotare nell’aria (o convinto di farlo), alzandosi ogni tanto con la mano a visiera per vedere che succede fuori dal mare. O quello che balla nudo nel fango, saltellando di qua e di là con le sue grazie al seguito. Molti giocolieri (tanti improvvisati), e uno che pedala su una bici ricoperta di peluche rosso. Tutti ballano, certi dormono in giro, alcuni corrono, quando ne sentono la necessità. 


Questa libertà si riflette anche nella forte attività di compravendita di sostanze stupefacenti. Non è raro trovare cartelli con occasioni speciali, come al supermercato. I venditori passano per il campeggio urlando quel che offrono, come moderni arrotini. La gente discute della bontà di questa o quell’altra sostanza, come si parlasse di dolcetti.
È difficile spiegare cosa succeda qui ad Ozora. Si può dire che c’è un’incredibile energia positiva che collega tutti i partecipanti. Tutti sono gentili con gli altri, tutti sono amici. 




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Item Reviewed: Ozora Festival Rating: 5 Reviewed By: Emanuele Kcaj