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Tutta questione di gusti



Secondo i dettami della dietetica medievale occidentale la cucina era il metodo principale per raggiungere l’equilibrio del corpo tanto cercato e desiderato. L’equilibrio, infatti, era sinonimo di salute, e prevedeva la corretta conoscenza delle “qualità” degli alimenti attraverso l’utilizzo dei cinque sensi. Non tutti, però, avevano la stessa importanza. Aldobrandino da Siena, medico italiano del XIII secolo, reputava il gusto come il senso principale per comprendere al meglio la complessione dei cibi. Egli, infatti, pensava che solamente il gusto non ingannasse l’uomo, poiché informa esattamente sulla “natura delle cose” (“De rerum natura”  lucreziano) tramite l’inglobamento dell’alimento all’interno della bocca. Gli altri quattro sensi vanno sempre utilizzati, ma spesso ingannano l’individuo, soprattutto quelli cosiddetti “intellettuali”, ovvero la vista e l’udito.

Il gusto è un prodotto della storia e si modifica nel tempo e nello spazio. Come si fa quindi a ricostruire il gusto alimentare di uomini scomparsi? Il problema è suddivisibile in due differenti piani. Da una parte c’è il gusto inteso come sapore, una sensazione individuale del palato e della lingua: esperienza soggettiva, incomunicabile e effimera. Da questo punto di vista, l’esperienza storica del cibo è definitivamente perduta. Il gusto, però, è anche sapere, ovvero valutazione di ciò che è buono o cattivo, piace o dispiace. Questa valutazione non viene dalla lingua, ma dalla mente e dal cervello. La mente, infatti, è l’organo del piacere gastronomico ed è influenzata da tutto ciò che ci hanno insegnato e tramandato, tra cui il riconoscimento e la classificazione dei sapori. Utilizzando questa prospettiva, il gusto è una proprietà collettiva ed è frutto di cultura, esperienza, tradizione e estetica che la società in cui si vive ci trasmette e tramanda da sempre.

Perché noi “Occidentali” proviamo ribrezzo nell’idea di mangiare insetti, mentre in Messico e in numerosi paesi asiatici costituiscono un’importante fonte di proteine animali? Perché i Musulmani non mangiano carne di maiale, o gli Inglesi quella di cavallo e di coniglio? Queste “norme” sono frutto di culture diverse, influenzate in diversa misura dalla religione e dalla società, che accettano solamente alcune classi di alimenti, classificandole come “edibili” e conformi alle proprie regole e tradizioni.

Il gusto, quindi, è considerato tra i più importanti strumenti di conoscenza che esistano, poiché rivela molto di culture e tradizioni diverse, e fa del cibo stesso un simbolo incontrastato e inattaccabile.


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Item Reviewed: Tutta questione di gusti Rating: 5 Reviewed By: Valerio Palumbo