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Soluzioni naturali per il nostro pianeta e il nostro futuro: la canapa

Le eccellenti qualità della canapa stanno progressivamente emergendo in tutto il mondo, soprattutto negli ultimi decenni.



A quanto pare, novemila anni fa, nell’antica città di Çatalhöyük in Turchia, erano già note le qualità della canapa. È stato ritrovato, infatti, in uno dei siti archeologici più grandi e meglio conservati al mondo del Neolitico, un frammento di tessuto di canapa in quasi perfette condizioni, probabilmente parte di un lenzuolo funerario per un bambino. Il professor Ian Hodder, direttore degli scavi e membro della Stanford University, ha dichiarato che si tratta di una scoperta fondamentale: essa, infatti, rappresenta la testimonianza più antica di un manufatto di tale materiale. Nonostante gli storici ritengano che le prime coltivazioni di canapa risalgano a civiltà vissute 12mila anni fa, non ne avevamo mai trovato alcuna traccia prima d’ora e prima di alcune impronte trovate su ceramiche Yangshao in Cina, risalenti al quinto millennio a. C.


Non c’è che dire, la canapa ha dimostrato, dopo millenni, di essere un materiale resistente. Nel caso del ritrovamento, ha spiegato il professore, il fuoco ha riscaldato la terra creando un effetto di essiccazione, grazie al quale il pezzo di stoffa è stato protetto fino ad oggi. In realtà però le eccellenti qualità della canapa stanno progressivamente emergendo in tutto il mondo, soprattutto negli ultimi decenni.


Qualcuno ha addirittura dichiarato che il 2014 è stato l’anno della canapa, grazie al boom di nuove coltivazioni e soprattutto agli studi a lei dedicati. Effettivamente la canapa può contribuire a far crescere un’industria più sostenibile e favorire un sano ritorno a una tradizione culturale e sociale che può essere un nuovo collante tra diverse generazioni, rese distanti dal progresso che corre troppo veloce; un progresso che nello studio di questa pianta riporta alla luce conoscenze abbandonate come sono abbandonati molti dei terreni agricoli del nostro Paese.


I campi di canapa, quindi, stanno crescendo in tutto il mondo. Il primato resta indiscutibilmente alla Cina, con i suoi 60mila ettari di coltivazioni, ma anche in America il processo di crescita è diventato inarrestabile, benché la coltivazione non sia ancora legale in tutti i paesi federali. In Italia le coltivazioni sono raddoppiate, senza naturalmente raggiungere i livelli degli anni Trenta, quando a canapa erano coltivati quasi 80mila ettari di terreno, ed è iniziata la costruzione a Bisceglie del complesso ad uso abitativo in canapa e calce più grande d’Europa.


Negli ultimi anni, non sono mancati anche gli studi e gli esperimenti: oltre al progetto VeLiCa, che si propone di studiare la possibile reintroduzione di colture tradizionali e di sfruttarle per la creazione di bio-prodotti,  sono stati brevettati da vari istituti del CNR prodotti isolanti con fibra tecnica (corta) di canapa, un metodo per far in modo che l’olio diventi un ottimo combustibile e cibi per animali dal residuo della spremitura (panello). Un altro progetto interessante è il progetto FilAgro, che intende dare risposte concrete alle esigenze emergenti nel settore dell'agricoltura, dalla sostenibilità delle produzioni alla salvaguardia dell'ambiente e della biodiversità, dal miglioramento della qualità delle produzioni alimentari in termini di salubrità, sicurezza e caratteristiche nutrizionali allo sviluppo tecnologico e al trasferimento dei risultati al settore produttivo. Infine è stato presentato proprio l’anno scorso dalla Faurecia, uno dei più grandi produttori al mondo di componentistica per automobili, il BioMat: creato a partire dal PBS (polibutilene succinato) e miscelato con fibre di canapa, è una vera e propria alternativa eco-compatibile ai materiali plastici stampati ad iniezione.


L’attenzione è molto alta quindi e non mancano idee, progetti e associazioni dedicate a questa coltivazione. Dalle automobili e dagli aerei ai vestiti e all’oggettistica, dalle semplici coltivazioni all’alta tecnologia, la canapa sarà uno dei materiali da tenere d’occhio nei prossimi anni e che potrebbe aiutarci ad essere più sostenibili e a tutelare un po’ del nostro bistrattato pianeta. C’è persino una legge che nel 2015 dovrebbe essere approvata per dare impulso al settore: insomma, non resta che prestare attenzione e incrociare le dita per far sì che questi progetti di industria sostenibile non vengano ostacolati dalle grandi multinazionali o da interessi più potenti e sicuramente pericolosi per il nostro ambiente.

di Annalisa Audino per eHabitat.it

Fonte: tiscali.it

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