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Canapicoltura Pt. 2 - Ambiente e nutrimento


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Il terreno adatto

Il terreno usato è il più uniforme possibile: questo vuol dire che per coltivazioni in vaso viene prima accuratamente mischiato e che per coltivazioni in campo si scelgono in genere zone in cui il terreno si sia depositato in profondità uniforme ed abbia tutto la stessa origine. L’uniformità del terreno è ritenuta importante specialmente se si pensa di riutilizzarlo: la canapa succhia una gran quantità di sostanze nutritive da qualunque terreno, e quando lo si rifertilizza è necessario poterlo fare senza correre il rischio di “bruciare” alcune piante e di affamarne altre. È stato calcolato che la canapa assorbe l’equivalente di 15 chili di fertilizzante per ogni chilo di fibra ottenuta dalla pianta matura, e dato che la fibra equivale al 6,5% del peso totale questo vuol dire che la canapa assorbe circa un kg di fertilizzante per ogni kg di massa vegetale. Questo per dare un’idea dell0importanza di una nutrizione adeguata.
Il terreno più adatto per coltivare della buona canapa è una terra grassa, neutra o leggermente alcalina, contenente il 15% di sabbia fine, il 15% di humus e meno argilla possibile. I terreni che derivano da rocce sedimentarie sono universalmente ritenuti la cosa migliore per stabilità e potere nutritivo.
Questo non vuol dire che la coltivazione non sia praticata anche in zone dove il terreno è sabbioso o povero di nutrimento, perché con un’adeguata preparazione la canapa prospera nella maggior parte dei terreni. Il fattore veramente limitante è invece la troppa compattezza derivante da un alto contenuto di argilla: terreni del genere ostacolano lo sviluppo del sistema di sottili radici laterali attraverso cui la canapa succhia il nutrimento, sono generalmente poveri di sostanze nutritive organiche e favoriscono anche l’accumularsi di acqua intorno alle radici, cosa che la canapa non riesce a sopportare.
Un test molto usato per farsi un’idea della percentuale di argilla consiste nel prendere una manciata di terreno e schiacciarla tra le mani: se è buono si appallottola facilmente ma altrettanto facilmente si sfalda in piccoli pezzi; se si attacca troppo e non si sgretola sotto una leggera pressione delle mani, o è troppo umido, o ha troppa argilla o altri problemi che renderebbero molto improbabile da riuscita della coltivazione. Un atro metodo consiste nel fare un buco profondo una quindicina di centimetri nel terreno appena bagnato (1 litro di acqua per 50 di terra): se dopo qualche minuto c’è ancora acqua stagnante in fondo al buco vuol dire che c’è 
troppa argilla.

Il terreno deve essere abbastanza morbido da permettere al sistema radicale di svilupparsi per almeno 40 cm di profondità, e allo stesso tempo abbastanza compatto da fornire alla pianta una stabile base in caso di vento forte. L’humus è tenuto in gran conto perché non solo fornisce nutrimento ma aiuta anche a mantenere e diffondere l’umidità.
Nel caso si debba scegliere un terreno magro per mancanza di alternative, si è soliti aiutare le piante a crescere vigorose e felici mettendo nel terreno un fertilizzante organico almeno una settimana prima di piantare.

Dove si coltiva

Certe zone si evitano sempre a meno che veramente non ci sia alternativa: i terreni che contengono sale anche in piccole dosi perché la canapa ne cresce molto bassa (ammesso che cresca), ricca di cellulosa, povera di foglie e con basso contenuto di amido, resina e zucchero; i terreni sottovento o a valle di coltivazioni di tabacco o pomodori perché queste piante sono ricettacolo di parassiti molto dannosi alla canapa. Ugualmente non indicate sono le zone con scarso drenaggio, quelle che ricevono meno di otto ore di sole e quelle soggette a rimanere sommerse anche per breve periodo o a subire situazioni molto umide (come la nebbia) in associazione con temperature inferiori a 10° C.
Le piante espellono nel terreno dei prodotto di scarto, che possono essere utili o dannosi ad altre specie, determinando così accoppiamenti favorevoli e altri sfavorevoli a una o a tutt’e due. Per esempio: la vicinanza spinaci-canapa è favorevole agli spinaci ma non alla canapa, e altre piante che la danneggiano sono la segale, l’erbaccia di pepe, la veccia e il crescione di giardino. Le giova invece la compagnia dei cavoli, cavolfiori, broccoli e cavolini di Bruxelles, delle bietole, dei girasoli e del granoturco.
È anche noto che una pianta lasciata sola cresce spesso stentata, mentre una qualunque compagnia le giova. Coltivare in montagna consente alle piante di ricevere raggi solari più intensi a causa della refrazione dell’atmosfera, ed è infatti una pratica molto diffusa nei paesi tropicali. In Italia questa pratica si incontra di rado in quanto con l’aumento dell’altitudine le temperature notturne tendono a diventare troppo basse, e una sola nottata sottozero fuori stagione è spesso sufficiente ad uccidere la canapa. Solitamente si cerca anche di vedere che tipo di vegetazione cresce spontanea nella zona: non ci si preoccupa per le erbe basse, dato che la canapa diventa rapidamente più alta di loro, ma si osserva invece se godono di buona salute: se appaiono stentate si cerca un altro posto. È anche considerato inopportuno seminare un una zona segnata da molte tracce di animali, cosa che metterebbe inutilmente in pericolo le piantine. Gli irriducibili amici degli animali che non vogliono privare le bestiole del piacere di mangiarsi la canapa hanno l’abitudine di regalargliene un po’, ma più tardi, quando è matura.
 
Coltivazione in campo

La prima cosa che si fa quando si trova il posto giusto per la coltivazione è determinare se sarà necessario o meno qualche tipo di supplemento nutritivo. Trovare un terreno usato anche per altri tipi di colture è spesso considerata una fortuna: la canapa cresce meglio in rotazione con colture, come il grano oppure i fagioli e i piselli, che comportano un abbondante ritorno energetico al terreno: un chilo di piante di fagioli secche contiene tanto azoto quanto cinque chili di letame. Ammesso che il terreno non fosse completamente esaurito, il metodo descritto qui di seguito è adottato con successo nella maggior parte dei casi. Verso l’inizio dell’autunno si zappa l’appezzamento prescelto e lo si cosparge di letame, piantandoci quindi fagioli o altre leguminose; dopo die o tre mesi si rigira il terreno lasciandoci dentro i fusti dei fagioli e si fa assestare la superficie, talvolta saltandoci sopra con dei grossi stivali, poi di lascia riposare durante tutto l’inverno.  All’inizio della primavera si sarchia, si cosparge di potente fertilizzante organico come il letame, e il terreno è finalmente pronto per piantarci la canapa non appena è il momento.

Coltivazione in vaso


Coltivando in vaso si ha il vantaggio di poter stabilire a piacimento la qualità del terreno, quindi per quanto riguarda il nutrimento non c’è ragione per cui non si possa coltivare in vaso la canapa di prima qualità. Due sono le possibilità più in uso: andarsi a procurare del buon terriccio in campagna o comprare della normale terra da vivaio, e ammesso che ci fossero i requisiti base anche la seconda soluzione si è sempre dimostrata soddisfacente e non troppo costosa.
Il vaso è generalmente profondo almeno 30cm; ogni pianta viene posta il più lontano possibile dai bordi del vaso e ad almeno 40cm dalle altre piante, e ci si preoccupa di fornire un buon drenaggio (buco in fondo al vaso).
La terra del vaso diventa rapidamente acida, specialmente se si aggiungono fertilizzanti chimici al potassio o all’azoto, per cui si fa in modo di cambiare la terra ogni volta che si rincomincia la coltivazione, o per lo meno si zappa accuratamente tutto il terreno dopo aver eliminato lo strato superficiale, carico della maggior parte dei sali pericolosi. Quest’operazione è ritenuta particolarmente importante se l’acqua con cui si innaffia è ricca di sali minerali, comunque un tipo di fertilizzante molto comune per contrastare l’acidità del suolo è la cenere di legna, che tende a renderlo alcalino. Quando si aggiungono fertilizzati li si mischia accuratamente alla terra e quindi si lascia riposare almeno una settimana prima di piantare; quelli chimici vengono spesso aggiunti in piccole dosi anche durante la crescita delle piante.
Di grande aiuto sono considerati i vermi: la terra in vaso diventa facilmente molto compatta innaffiata ripetutamente, mentre i vermi la smuovono agevolando la circolazione dell’aria e lo sviluppo delle radici; inoltre i vermi reagiscono negativamente a molte delle condizioni che fanno male alle piante: troppa acqua. overdose di fertilizzanti etc… Se i vermi prosperano solitamente prosperano anche le piante,
chi coltiva al chiuso ha cura di provvedere ad un costante ricambio d’aria, altrimenti le piante soffocano, e di evitare il fumo del tabacco perché può essere mortale alla canapa nelle prime tre settimane e molto dannoso in seguito.

Fabbisogno d’acqua della canapa

Ecco le quantità di acqua settimanali che vengono fornite ad ogni pianta dai coltivatori più coscienziosi espresse in cc.. va tenuto che più ci si avvicina alle quantità massime più si ottengono piante ricche di fibra tessile.

Settimane
16°C
16°C
24°C
24°C

Min
Max
Min
Max
I
70
80
60
210
II
45
100
70
200
III
50
120
130
290
IV
65
180
125
380
V
90
240
160
650
VI
120
260
155
560
VII
100
430
175
730
VIII
135
430
140
650
IX
70
530
175
730
X
100
670
140
850
XI
75
450
150
850
XII
100
420
160
670
XIII
45
480
150
770
XIV
50
510
160
750


-Kokopelli-


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