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L'etica buddhista



La moralità (sila) è la prima delle tre suddivisioni dell'ottuplice sentiero e il fondamento dela vita religiosa. Lo sviluppo della moralità è una condizione necessaria per poter coltivare la meditazione (samadhi) e ottenere la saggezza (panna). Vivere una vita secondo la morale è, quindi, parte del dharma, permettendo di ottenere tutte e tre le suddivisioni del Sentiero.

Il termine dharma ha molti significati, ma in essenza è una legge universale lasciata dal Buddha, pur non essendo sotto il controllo di nessuna divinità (anzi: le divinità stesse devono sottostare al dharma) o prelato. Il Buddha stesso non fu inventato dal Buddha, ma piuttosto scoperto: è pertanto una ''legge naturale''.La parte morale del dharma si divide in cinque precetti:

1) Non uccidere (le uccisioni non intenzionali sono perdonate)
2) Non rubare
3) Non compiere atti sessuali immorali (stupro, sesso con bambine sotto i 12 anni)
4) Non mentire
5) Non assumere sostanze stupefacenti (valida solo per i laici)


Quando si abbraccia il buddhismo si accettano questi precetti in maniera libera e volontaria. Le cinque regole seguono il precetto dell'identificarsi con le altre persone, essendo tutti satva e sottoposti al ciclo delle rinascite (Saṃsāra).




Una volta fatta questa premessa, vediamo come i buddhisti si posizionano rispetto a molte controversie dei nostri tempi:



  • L'aborto
    La vita (specialmente quella umana) è pietra angolare dell'etica buddhista: per ogni morte, il processo di raggiungimento del Nirvana deve essere ricominciato, allungando enormemente il tempo necessario perchè tutte le anime raggiungeno il Nirvana.
    Il dibattito occidentale del ''dove nasce la vita'' nell'ottica buddhista ha un altro significato: la vita non inizia e non finisce, è semplicemente parte dell'infinito ciclo delle rinascite, Vita e Morte sono come delle porte girevoli attraverso cui si passa a ogni reincarnazione.
    Tuttavia, i buddhisti considerano più importante l'intenzione dell'atto, e pertanto la distruzione intenzionale di una vita (o impedire che la stessa si sviluppi) non è tollerata.
    Certe correnti più progressiste, che si stanno facendo sempre più forti grazie all'emancipazione femminile e all'influenza occidentale, accettano l'aborto in condizioni estreme: nel caso, per esempio, la vita della madre sia a rischio, o nel caso la famiglia sia troppo povera per poter sopravvivere con un figlio. A differenza delle religioni occidentali, tuttavia, i buddhisti non impongono una scelta, e, pur non approvandola, consigliano alle donne di meditare, parlarne con un monaco e successivamente prendere una decisione.
    In conclusione, i monaci buddhisti sono contrari all'aborto, ma riconoscono che sia una scelta libera della famiglia (non solo della donna). Questo sentimento è diffuso in molti paesi anche tra i fedeli, e nei Paesi buddhisti l'aborto è una pratica legale.
Jizo, Bodhisattva mahayana protettore dei bambini non nati.
  • I diritti umani
    Molti buddhisti condividono la dichiarazione dei diritti umani ONU del '48, e autorevoli personalità come il Dalai Lama hanno spesso appoggiato questi principi. Alcuni di questi diritti sono parte delle regole buddhiste, per esempio, il divieto di tenere altri umani in schiavitù, uccidere o la pratica della tortura.
    In generale, tuttavia, le fonti antiche (come quelle di tutte le altre religioni) non dicono molto sui diritti del popolo, essendo la religione stata sviluppata in un periodo di assolutismo. Tuttavia queste supportano la 'dignità umana' e, come mostrato da personaggi storici quali Buddha e Asoka (imperatore indiano che conquistò Nord India e Sud-Est asia) la vita umana è da rispettare quale potenziale inespresso di illuminazione, e pertanto meritevoli dei essere protetti.
  • Eutanasia e suicidio
    Entrambi violano il primo principio, essendo interruzioni volontarie della vita: in entrambi i casi il Karma di colui che compie l'azione sarà molto danneggiato, proprio per l'intenzionalità dell'azione.
    Nella cosmologia buddhista, la sofferenza è parte integrante della vita, è uno stimolo a raggiungere il Nirvana. Inoltre, la morte non porrebbe fine alla sofferenza ma la aumenterebbe: a causa di un evento negativo, ci si reincarnerà in una forma di vita inferiore, e si soffrirà molto di più. Invece attendere la propria ora garantisce la serenità, nonchè (si spera) una reincarnazione futura migliore.
    Al contrario dell'aborto, entrambe queste pratiche sono fortemente condannate, sebbene i monaci siano disposti fino all'ultimo a far cambiare idea al perpetratore.
    Il suicidio è tuttavia stato usato ampiamente negli ultimi anni come strumento di protesta dei monaci: in questo caso non si parla di suicidio, ma di auto-immolazione, o martirio. Particolarmente diffusa come pratica di espressione del dissenso all'occupazione militare del Tibet da parte della Cina, sebbene sia contraria ai principi buddhisti, è vista nell'ottica di un sacrificio estremo, della cosa più preziosa, la vita, affinchè le vite altrui possano migliorare, ed è uno degli atti più altruisti che si possano compiere, in condizioni estreme.
    Tuttavia, non si tratta di suicidi e non dovrebbero essere confusi come tali.
"prima di chiudere i miei occhi al Buddha, esprimo una preghiera rispettosa al presidente Ngo Dinh Diem, chiedendogli di essere tollerante nel confronto del suo popolo e di rispettare la libertà religiosa"
Ultime parole di 
Thich Quang Duc, Saigon (vietnam), 1963

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Item Reviewed: L'etica buddhista Rating: 5 Reviewed By: Ozy Mandias