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Uruguay, marijuana libera e fisco ricco.

La liberalizzazione della cannabis nel paese sudamericano portano tutti a ripensare le politiche proibizioniste



Liberate Maria - 01/04/2014


Dal blog di Liberate Maria - L'Uruguay ha legalizzato l'intera filiera della marijuana, giacchè dal prossimo mese di aprile i cittadini del paese sudamericano potranno coltivare, comprare e consumare il derivato della canapa indiana. Per il presidente uruguagio Jose Mujica, che ha sostenuto fin dai primi passi la legge hce liberalizza la marijuana, si tratta di una "scelta strategica alternativa" alla costosa guerra al traffico di droga promossa dagli Stati Uniti negli ultimi decenni, guerra che finora, soprattutto nei Paesi del Centro e Sud America, ha portato a conseguenze distruttive e a scarsissimi risultati.

I LIMITI - Gli uruguaiani maggiorenni potranno dunque acquistare fino a 40 grammi di marijuana al mese da farmacie autorizzate (a patto di permettere alle autorità di monitorare i loro acquisti), monchè coltivare fino a sei piante di cannabis a casa propria. Sarà inoltre possibile formare club con un massimo di 45 membri dove fumare marijuana. I club, a loro volta, potranno coltivare fino a 99 piante di cannabis all’anno.

I VANTAGGI ECONOMICI - Secondo i sostenitori della legge, la liberalizzazione avrà diversi vantaggi anche e soprattutto dal punto di vista economico: innanzitutto perchè le casse dello Stato potranno incamerare le tasse sulla vendita della marijuana in una percentuale simile a quelle che ad oggi sono le corpose spese per la lotta al commercio illegale (dunque non solo un modo per far venire a galla un commercio totalmente sommerso, ma anche un risparmio tangibile). Inoltre potrà beneficiare di un ritorno economico dalla sensibile riduzione della popolazione carceraria, giacchè va considerato che ad oggi ben un terzo dei detenuti dell’Uruguay sta scontando una pena legata al traffico di stupefacenti.

IL DIBATTITO - La scelta uruguayana sta creando un notevole dibattito nelle stanze del potere di tutto il mondo, perchè in tempi di pesante crisi economica e finanziaria le spese per sterili (per risultati raggiunti) politiche proibizioniste iniziano a pesare sui bilanci. Secondo Time, che lo scorso agosto aveva dedicato un articolo all’argomento, la scelta dell’Uruguay e la presa di posizione del suo presidente obbligano tutti i rappresentanti politici degli altri Paesi a riconsiderare il proprio astensionismo. A partire dagli Usa, dove alcuni stati come il Colorado e Washingtonl’uso e il commercio di cannabis sono stati legalizzati sulla spinta della pressione popolare.

UNA MEDICINA PER L'EUROPA? - E se il dibattito interessa le Americhe, non può evidentemente lasciare insensibile l'Europa strozzata da una crisi economica senza precedenti. Vari esperimenti si sono già visti in Olanda, mentre altrove (in Gran Bretagna per esempio) una tolleranza sostanziale ha prevalso sulla liberalizzazione vera e propria. Ma il problema è sul tavolo e riguarda i proibizionismi in generale, perchè non va dimenticato che la Germania - riconosciuta locomotiva del vecchio Continente - incassa a livello fiscale ben 4 miliardi di euro (la somma che ha fatto ammattire noi per l'eliminazione dell'Imu sulla prima casa) dalla prostituzione legalizzata.

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