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Ricerca scientifica: cannabis come terapia di una malattia rara della retina




La ricerca che si occupa di osservare gli effetti terapeutici della cannabis ha ottenuto negli ultimi anni risultati sorprendenti: i principi attivi contenuti in questa sostanza di origine naturale sono in grado di contrastare e curare i sintomi di numerose malattie, da quelli della depressione a quelli di alcune forme di cancro. Come naturale conseguenza di tutti gli esiti positivi ottenuti dalla ricerca, la cannabis è stata recentemente rivalutata dalle istituzioni in molti Paesi nel mondo. Anche in Italia le terapie a base di cannabinoidi sono state autorizzate in molte Regioni e alcuni recenti fatti di cronaca dimostrano come l’uso della marijuana ad uso terapeutico sia negli ultimi tempi accettato e compreso.
Anche la stessa bocciatura di qualche settimana fa della legge Fini-Giovanardi da parte della Corte Costituzionale dimostra come l’interpretazione sull’uso della cannabis stia evolvendo. La associazioni no-profit costituite dai sostenitori della legalizzazione confidano ora di veder regolarizzato anche il loro diritto di coltivare personalmente la propria marijuana a scopi terapeutici, ad esempio con i semi di cannabis femminizzati: una pratica semplice ed economica che potrebbe evitare ai pazienti gli attuali costi smisurati per curarsi ufficialmente con questo tipo di terapia, nonché tutti i cavilli burocratici.
Le ultime rilevanze scientifiche dulla cannabis arrivano dall’Università spagnola di Alicante: i ricercatori, coordinati dal dottor Nicolás Cuenca, hanno condotto uno studio sui benefici dei cannabinoidi sui sintomi della retinite pigmentosa, una malattia genetica rara dell’occhio che colpisce la retina e che può portare alla cecità.
L’esperimento, pubblicato sulla rivista scientifica Experimental Eye Research, è stato gestito su cavie murine trattate con THC, il principale principio psicoattivo della cannabis: i ricercatori, alla fine del trattamento, hanno osservato sui topi un sensibile rallentamento della degenerazione retinica oltre a uno sviluppo del 40% in più di fotorecettori. Pare quindi appurato che i cannabinoidi potrebbero essere un valido aiuto anche per proteggere la retina e impedire alla malattia di degenerare nella cecità. In passato, anche l’Università dell’Arizona aveva messo a punto uno studio sui benefici dei cannabinoidi in un’altra patologia dell’occhio, molto più comune: il glaucoma. Secondo gli studiosi americani, il THC, agendo sui naturali recettori presenti nell’occhio, sarebbe in grado di intervenire sulla pressione endoculare.
Sembra chiaro e opportuno, quindi, continuare ad osservare i benefici della marijuana nelle patologie oculari, dal momento che già negli anni 70 alcuni studiosi avevano già rilevato una serie di interessanti vantaggi della cannabis terapeutica per le malattie degli occhi.

Andrea Red

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