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Cannabis: inizia il dopo Giovanardi, piccoli cambiamenti nel nuovo decreto

Un provvedimento che arriva pensando più alle carceri che alla messa a punto di una nuova (necessaria) disciplina organica del settore.


Da Informazione in un click: I bene informati dicono che quando il decreto Lorenzin (Ncd) sulle droghe è arrivato al buono, ovvero alla fase di discussione con gli altri ministri interessati, incluso quello della giustizia, è entrato in un modo ed è uscito in un altro. Nei fatti, l’idea era cambiare di poco la legge Fini-Giovanardi dichiarata incostituzionale dalla Consulta ma pur sempre firmata (e voluta) da Carlo Giovanardi oggi Ncd – il quale ieri non faceva altro che sostenere, contro ogni evidenza, che è cambiato poco. E invece no. Un contributo l’ha peraltro dato anche il dibattito in commissione affari costituzionali di Montecitorio.
Non che si sia capovolta la normativa sulle tossicodipendenze, non che si apra a una fantascientifica legalizzazione delle droghe leggere. Ma, caduta per mano della Consulta una delle norme che più sono riuscite a penalizzare il consumo a dispetto del referendum del ‘93 (e riempendo le carceri), si sono sistemate, con alcuni miglioramenti e qualche resistenza, le disposizioni della precedente legge Iervolino-Vassalli.
I nodi di fondo del provvedimento  (passato ieri alla camera con la fiducia per evitare sorprese dell’ultima ora, 335 i sì): il ripristino della distinzione fra droghe leggere e pesanti con le nuove quattro tabelle (Ncd non voleva cannabis e marijuana fra le leggere); la riduzione delle pene per lo spaccio di lieve entità come reato autonomo e non come attenuante (però qui senza distinguere fra le due categorie, con l’effetto di rendere comparativamente più alte le pene per le droghe leggere rispetto a quelle pesanti) con due conseguenze importanti per il sovraffolamento carcerario: in questi casi niente custodia cautelare e arresto solo in flagranza; una minore penalizzazione  indiretta del consumo, nel senso che sarà il giudice a valutare se ci troviamo in questo campo o in quello del piccolo spaccio (spesso praticato da consumatori che mantengono l’uso vendendo a conoscenti: nulla a che vedere con il narcotrafficante); ricorso più facile alle misure alternative, inclusi i lavori di pubblica utilità.
Un provvedimento che arriva pensando più alle carceri che alla messa a punto di una nuova (necessaria) disciplina organica del settore. E che si accompagna anche all’impasse in cui si trova attualmente il Dipartimento antidroga. Scaduto il precedente – e discusso – capo dipartimento Giovanni Serpelloni, nominato dal governo Berlusconi, non è stato sostituito. Renzi non ha ancora distribuito la delega, l’ha tenuta per sé. Sul da farsi si confrontano due scuole: quella della spending review che porterebbe le tossicodipendenze in capo al welfare (ora è presidenza del consiglio) e un’altra che invece punta su un nuovo capo dipartimento.
Renzi non ha deciso (per ora il dossier è nelle mani di Delrio), Ncd non ha intenzione di mollare la presa, soprattutto in campagna elettorale. Su eventuali movimenti futuri non sarà ininfluente, come in tutte le cose della politica, il risultato delle europee.
Intanto un gruppo di associazioni fra cui Forum Droghe, Grppo Abele e Cnca, ha chiesto che si ricostituisca la consulta per le tossicodipendenze, che si individui un capo dipartimento più condiviso da chi si occupa del tema e che si arrivi nel 2015 a una conferenza sulle droghe (che manca dal 2009) nella quale lavorare a una nuova disciplina complessiva. «Non si può più aspettare», sottolinea il fondatore di Forum Droghe Franco Corleone. (Fonte: europaquotidiano.it)

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