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Canapa a Taranto, il dopo-Ilva

Cosa faresti se fossi un allevatore tarantino a cui hanno ammazzato le sue seicento pecore perché contaminate dalle diossine dell'Ilva?
Vincenzo Fornaro e la sua famiglia pianterebbero canapa.

Anzi, l'hanno già piantata.




La famiglia Fornaro, proprietaria della masseria Carmine a Taranto nei pressi di quell'immenso stabilimento industriale che è l'Ilva, ha visto arrivare nei propri terreni dei veterinari dell'Asl. Li ha visti analizzare la terra, gli animali e li ha visti andarsene. Poi li ha visti tornare, con brutte notizie, e ha visto i propri animali andare al macello. Questo accadeva sei anni fa. 

Oggi la famiglia Fornaro sperimenta, ci prova, non molla, cerca il suo "dopo Ilva". 
Sostenuta dall'Associazione Canapuglia e con il permesso della Regione, il 5 Aprile 2014 ha seminato canapa per tre ettari, gli stessi dove pascolavano le pecore fino a pochi anni fa. 

L'iniziativa ha vari scopi, a partire da quella personale dei Fornaro, che sperano sicuramente di guadagnarci qualcosa, passando per quella di provare a bonificare almeno in minima parte l'area attorno all'Ilva grazie alle proprietà assorbenti della pianta, fino al segnale che si vuole lanciare al mondo politico tarantino e non, "Meno parole, più fatti".

Il tutto è più che altro un esperimento. Tra sei mesi saranno fatte ulteriori analisi, già eseguite prima della semina, per constatare i cambiamenti del terreno e per capire quali parti della pianta non saranno utilizzabili perché inquinate. A quel punto la famiglia Fornaro deciderà in quale campo utilizzare il prodotto delle piante. 


(Fonti: ilfattoquotidiano.it e regione.puglia.it)

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Item Reviewed: Canapa a Taranto, il dopo-Ilva Rating: 5 Reviewed By: Mattia D'Ambrogio