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PERCHE’ NO TAV ? (2) - Obiezioni ad alcuni luoghi comuni riguardo la TAV Torino-Lione





2) “La TAV è un progetto ecosostenibile,  anche perché ridurrebbe le emissioni di CO2 causate dal trasporto su gomma


Per “ecosostenibile” si intende solitamente qualcosa che è sostenibile dal punto di vista ecologico, cioè tutto ciò che non danneggia l’ambiente.

La TAV non è un progetto ecosostenibile, come appurato da varie ricerche. Il bilancio energetico del tunnel è nettamente negativo, infatti sia gli studi compiuti dall’Università di Siena sul consumo energetico durante la costruzione dell’opera, sia quelli basati sul fabbisogno per il funzionamento degli impianti di ventilazione e di refrigerazione del tunnel di base, danno separatamente un maggior consumo di CO2 a carico dei treni, che annullerebbe ogni possibile ed ipotetico vantaggio. 

Al punto 52 del documento “Una grande opera inutile, 150 ragioni contro la Torino-Lione”, stilato dagli studenti del Politecnico di Torino basandosi su dati ufficiali, si legge che “una linea ferroviaria non è sempre più vantaggiosa della strada sotto il profilo delle emissioni di CO2 e del consumo energetico. Ciò può essere vero solo se essa resta all’interno di determinati limiti di velocità e grandezza di infrastrutture”, e questo non è il caso della Torino-Lione, come sostenuto da vari studiosi fra cui M. Federici (Università di Siena), S. Ulgiati (Università degli studi di Napoli), M. V. Chester e             A. Horvarth (ingegnere civile, autore del saggio “Sustainability of Transportation and Other Infrastructure Systems”, 2005). 

“[…] I 42,5 milioni di metri cubi necessari alla costruzione totale della linea (pari a 42 “torri gemelle” o 17  “piramidi di Cheope”) saranno scavati da gigantesche frese mosse da motori elettrici; così come le decine di nastri trasportatori al chiuso e all’aperto” fra i quali “quelli su cui verranno frantumati 4,5 milioni di metri cubi” per far sì che vengano impastati con “milioni di metri cubi di cemento, a cui va aggiunto il ferro, a sua volta prodotto tramite processi che consumano molta energia.” 

Inoltre al punto 53 del già citato documento è spiegato che “anche il risparmio energetico della fase di gestione prodotto dal tunnel di base è una favola. Nella realtà la nuova linea comporterebbe uno spreco di energia nettamente maggiore del risparmio dovuto alla minor quota del tunnel di base […]". Infatti va calcolato l’enorme consumo energetico richiesto dal raffreddamento del nuovo tunnel per portare a 32°C l’ambiente caldo di roccia profonda che, secondo lo stesso progetto, arriva a 60°C. I 20 MegaWatt termici che sono necessari, secondo il progetto preliminare di LTF (Lyon-Turin Ferroviaire, società madre responsabile della realizzazione dell’opera) del 10 agosto 2010, corrispondono al consumo annuo di 175 milioni di kWh. Sommati ai 12-15 milioni di kWh necessari alla ventilazione delle gallerie, rendono passivo il bilancio energetico.” 

La TAV non può presentarsi come progetto ecosostenibile anche per la  presenza nella montagna di particelle di sostanze come l’amianto, l’uranio e il radon (punti 101-106  del documento), che si diffonderebbero nell’aria a causa degli scavi. 

Sono state rilevate fibre di amianto (“piccole come aghi microscopici, del diametro di circa un cinquantesimo di capello”, dunque difficilmente individuabili), che se inalate penetrano in profondità negli alveoli polmonari e determinano condizioni di infiammazione che possono causare malattie gravi (fra cui la fibrosi polmonare interstiziale ed il tumore al polmone).

Secondo LTF l’amianto non è un problema grave e la società si ripropone di individuare tutte le fibre (come?), inserirle in appositi contenitori e spedirle nel nord della Germania per lo smaltimento (altro costo da non sottovalutare). La presenza di mineralizzazioni dell’uranio (pechblenda, in particolare) nell’area della zona di scavo è appurata da molto tempo (già segnalata nel 1998 da molte associazioni ambientaliste). 

Nel suo libro “I giacimenti uraniferi italiani e i loro minerali”, l’esperto del settore D. Ravagnati ha pubblicato gli schizzi delle gallerie di esplorazione eseguite, e ha giudicato i campioni della Val Susa “ricchi e belli a vedersi, perché il minerale forma delle distinte vene nere.” 

Al punto 105 si legge:  “La pericolosità di questi ossidi di uranio è dovuta al fatto che emettono raggi alfa e beta: queste radiazioni […] impattano fortemente contro le molecole dell’aria, ed in condizioni normali […] sono facilmente rilevabili solo a distanze ravvicinate. Quando la polvere porta l’uranio a contatto diretto con le mucose e con la pelle, crea gravi danni, perché in quelle condizioni  l’energia delle radiazioni che colpisce le cellule viventi è fortissima ed altera le loro strutture ed il DNA.” 

Sulla questione uranio non penso sia necessario dilungarsi dato che la sua pericolosità è nota a tutti. In quanto alla sua ipotetica estrazione (non citata ovviamente nei documenti ufficiali di LTF, che considera minimo e secondario il problema del minerale in esame), ciò comporterebbe un altro enorme costo aggiuntivo

Il radon è un gas radioattivo inodore ed incolore, derivato dal decadimento naturale dell’uranio. Essendo in forma gassosa ha più facilità a penetrare negli alveoli polmonari, dove emette radiazioni beta a contatto con le cellule. Proprio per la sua natura gassosa è pericoloso soprattutto per chi lavora negli scavi

Infine non è da sottovalutare la questione degli espropri, che ovviamente sottrarrebbero molti km di terreno alle aree interessate dal progetto. 

Dopo tutte queste considerazioni, penso sia lecito sostenere il fatto che la TAV non è un progetto ecosostenibile.



Andrea Redolfi



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