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PERCHE’ NO TAV ? (1) - Obiezioni ad alcuni luoghi comuni riguardo la TAV Torino-Lione




1) “La TAV in Italia costa di più perché bisogna scavare una montagna”


Sembrerebbe un’affermazione corretta, se non fosse per il fatto che in Italia la TAV costa di più principalmente per altri motivi. “Il costo delle infrastrutture per i treni veloci in Italia rispetto alle analoghe infrastrutture realizzate in Francia ed in Spagna (con analoghe tecnologie ed identico materiale rotabile) registra al momento (il costo dell’infrastrutture italiana messa a confronto, la Torino-Napoli, non è quello definitivo essendo in gran parte ancora in fase di costruzione a differenza del costo di quelle Francese e Spagnola) un valore di oltre il 500% superiore.” Questa è la parte iniziale di un articolo del giornalista Ivan Cicconi, che già nell’aprile del 2008 (molto prima che esplodesse lo scandalo per la costruzione della Torino-Lione, nonostante il progetto sia stato sviluppato da molti anni) aveva iniziato a studiare i meccanismi a causa dei quali il Treno ad Alta Velocità costa di più in Italia piuttosto che negli altri Paesi (europei e non). 

“Le cause di questa differenza abnorme sono da ricercare soprattutto nella architettura finanziaria e contrattuale con la quale si è dato avvio alla realizzazione di questo progetto. Il 7 agosto 1991 l’Ente Ferrovie dello Stato rilasciava a TAV S.p.A. (all’epoca presentata come una società al 60% con capitale privato) una concessione per la progettazione, la costruzione e sfruttamento economico delle linee ad Alta Velocità. Con tale contratto il concessionario, TAV S.p.A. , si impegnava a finanziare con capitali privati il 60% dei costi per la realizzazione delle infrastrutture a terra.” Il recupero di tali capitali sarebbe derivato in sostanza dalla gestione dei progetti, cosa che in realtà non è mai avvenuta. “[…] Il cosiddetto finanziamento privato ha prodotto uno scandaloso debito pubblico nascosto per anni da quello che TAV S.p.A. ha sempre presentato come una straordinaria operazione di project financing; in realtà una vera e propria truffa ai danni dello Stato e dell’Unione Europea che, grazie alla procedura di infrazione per deficit eccessivo promossa dall’UE nel 2005, è emersa ed è stata attestata in tutta la sua gravità.” 

Facendo una breve sintesi, le disposizioni prese nei confronti della società TAV S.p.A. hanno fatto sì che 12.950 milioni di euro si accorpassero al nostro debito pubblico (in questo momento di circa 2104 miliardi). 

“Pur essendo sanata la “truffa” ai danni dell’UE, per i cittadini italiani, ovviamente, debito era e debito resta, nulla è cambiato se non il fatto che agli interessi e alla restituzione del debito provvederà direttamente lo Stato, mentre TAV S.p.A. (con la garanzia della controllante RFI S.p.A. , società totalmente pubblica) continua ad attivare prestiti con lo stesso project financing censurato dall’UE (al momento una cifra di altri 4.500 milioni di euro). Resta infine assolutamente immutata l’architettura contrattuale, causa principale della abnorme lievitazione dei costi. La truffa del cosiddetto finanziamento privato ha infatti tirato con se una innumerevole serie di procedure e sistemi di relazione che corrono sul filo della illegalità e comunque producono un incredibile sperpero di denaro pubblico.”

Analizzando la tabella allegata all’articolo, la quale mette a confronto alcune delle principali tratte internazionali, si scoprono dettagli interessanti. Alcuni dati ricavati:

>Giappone, tratta Tokio-Osaka, 550 km, costo: 9,3 milioni di euro a km
>Francia, tratta Parigi-Lione, 417 km, costo: 10,2 milioni di euro a km
>Spagna, tratta Madrid-Siviglia, 470 km, costo: 9,8 milioni di euro a km
>Italia, tratta Torino-Napoli (*), 589 km, costo: 60 milioni di euro a km

(*) esclusa la tratta Firenze-Roma



Se l’Italia pagasse un km di TAV come il Giappone, per realizzare la Torino-Napoli avrebbe speso circa 9,95 milioni di euro a km (550km : 9,3mln = 589km : x), cioè circa 50 milioni in meno a km di quanto lo Stato ha effettivamente erogato. I dati citati sono scaturiti dall’elaborazione di documenti ufficiali, facilmente reperibili sui siti governativi, da parte dell’autore dell’articolo. Ora forse si potrà capire che l’elevato costo della TAV in Italia non dipende solo dal fatto di “bucare una montagna” (come nel caso della Torino-Lione), ma dalla mala gestione dei progetti appena sopraelencata.


Andrea Redolfi




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