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Fibra di Canapa


La canapa è una pianta alta anche tre metri, conosciuta e coltivata almeno sin dal terzo millennio a.C., ed è molto diffusa specie in Europa e in Asia. Di essa si può utilizzare praticamente tutto: i semi sono usati per l'alimentazione, soprattutto degli animali, dalla corteccia e dal fusto si ottiene una fibra utile per tessuti, e dalle foglie si può ricavare sia olio essenziale sia, in alcune varietà di canapa, la conosciuta sostanza stupefacente.
In passato, fino a pochi decenni fa, la canapa è stata una delle materie prime più utilizzate per la fabbricazione di fibre tessili.  Oggi la canapa non viene praticamente più usata per l'alimentazione umana, ma per parecchi secoli i suoi semi sono stati molto utilizzati dalle classi sociali più povere, in quanto economici e disponibili anche nei periodi di siccità. Questo antico uso resiste in qualche tradizione europea: in Polonia per esempio, è usanza per Natale mangiare la minestra di semi di canapa. Della canapa si può utilizzare tutto, dato che dalle sue differenti parti si ottengono moltissimi prodotti. I semi vengono utilizzati per l'alimentazione, oggi soprattutto degli animali, ma anche per quella umana. L'olio che si ricava dai semi è impiegato anche per cosmetici, detergenti, vernici e lubrificanti. La fibra che si ottiene dal fusto viene utilizzata come combustibile, per ottenere cordame, carte e, recentemente, anche materiale per l'edilizia. L'uso principale delle fibre di canapa è però sempre stato, e continua a essere, quello dell'industria dei tessuti. Recentemente le fibre dei fusti sono utilizzate anche per la creazione di fibre artificiali.
Infine da fiori e foglie, si estrae un olio essenziale utilizzato soprattutto nell'industria dei cosmetici. 
Per centinaia di anni la canapa è stata una materia prima essenziale per l’uomo. Sembra che il primo tessuto nella storia dell’uomo sia stato di canapa e che la canapa sia stata la pianta più coltivata a partire dal I millennio a.C. fino alla fine degli anni ’50. Essendo una fibra molto simile al lino, la canapa veniva utilizzata per produrre stoffe, carta, incenso e medicinali. Era inoltre la principale fornitrice dei grassi alimentari indispensabili sia all’uomo che agli animali.

La Fibra

La fibra della canapa è una fibra tessile ottenuta dal floema o libro, parte del fusto dentro la quale scorre la linfa elaborata, delle piante di Cannabis sativa.

Prima dell'avvento del proibizionismo della cannabis essa era diffusa nel mondo come materia prima per la produzione di carta, essendo una delle piante più produttive in massa vegetale di tutta la zona temperata. Le sue fibre inoltre hanno costituito per migliaia di anni importanti grezzi per la produzione di tessili e corde. Oggigiorno sono coltivabili legalmente per usi tessili varietà selezionate di cannabis libere da principi psicoattivi.
Un forte incremento si ebbe a partire dal XIX secolo con la realizzazione dei regi lagni, che favorivano la macerazione della canapa. Negli anni venti la provincia di Caserta divenne la seconda provincia italiana per la produzione di canapa. Essa era fonte di lavoro non solo per gli agricoltori ma anche per tutti quegli operai impiegati nell’industria manifatturiera tessile che dalla canapa traevano la materia prima per la successiva fase di lavorazione. La crisi della canapa tessile si ebbe con la coperta delle fibre tessili di sintesi chimica come ad esempio il nylon che, dopo la guerra, invasero il mondo. Il tessuto ottenuto dalla canapa, andato un po' in disuso dalla metà del secolo scorso perché risultava piuttosto rigido e ruvido, e quindi scomodo da indossare, vede oggi una rinascita. Nuovi modi di lavorazione della canapa ora permettono, infatti, di ottenere un tessuto più piacevole per chi indossa indumenti e vestiti fatti con questa fibra.
Una volta raccolta, veniva lasciata ad essiccare per alcuni giorni, poi veniva rigirata e battuta per liberarla dalle foglie e quindi fatta essiccare per un’altra settimana. Prima di portarla al macero nei regi lagni, la canapa veniva legata in fasci a cui venivano tagliate le radici. Ai primi di agosto, i fasci di canapa disposti a più strati e ricoperti di grosse pietre che ne facilitavano la sommersione venivano lasciati a macerare per alcuni giorni in acqua, fino a quando la fibra non si separava dal fusto. A macerazione avvenuta venivano tolti dalle vasche e disposti a capanniello sul terreno per l’essiccazione. Gli strumenti usati per la prima lavorazione del prodotto grezzo erano: la “macennola” usata per separare la fibra dal fusto, la “spatola” con la quale si eliminavano “ ‘e ccannatole”, ed infine il pettine o le mani con cui “se faceva a capa” alla matassa.
Dalle tre di notte fino alle sette di sera si “maciullava” con grande fatica. E se la “maciulliatura” non riusciva a separare bene la fibra da “‘e ccannatole” la spatuliatura successiva era più faticosa. Successivamente il prodotto veniva inviato all’industria tessile.
La lavorazione della canapa avveniva manualmente ed era governata dalle principali fasi di raccolta, essiccamento, battitura, impilatura, tiratura, affasciatura, cimatura, macerazione a sassi, estrazione dal macero, lavatura, asciugamento, intassellamento, scavezzatura, gramolatura, ammanamento, messa in morello e abballamento.



Ecco che cosa si può ricavare dalla fibra:.TESSUTI - La pianta di canapa, più produttiva in fibra tessile del cotone, oggi può essere lavorata in impianti che sostituiscono le lunghe e faticose lavorazioni manuali di un tempo. La sua coltivazione richiede pochi pesticidi e fertilizzanti, mentre il cotone specialmente di pesticidi ne richiede moltissimi. Inoltre la fibra della canapa è molto più robusta e dura più a lungo. Attualmente può essere lavorata in modo da renderla sottile quanto si vuole, e viene proposta in sostituzione del cotone e delle fibre sintetiche.CARTA - Una volta estratta la fibra tessile o dopo aver raccolto di semi, rimangono la stoppa più la parte legnosa o canapolo, che non si possono considerare solo un semplice sottoprodotto, ma un'altra importante materia prima. Con la stoppa si può fabbricare carta di alta qualità, sottile e resistente. Con le corte fibre cellulosiche del legno si può produrre la carta di uso più corrente, come la carta di giornale, i cartoni ecc.Fare la carta con la fibra e il legno della canapa comporta importanti vantaggi: innanzitutto per la sua enorme produttività in massa vegetale, e poi perchè la si può ottenere da un'unica coltivazione insieme alla fibra tessile o ai semi.Un altro grosso vantaggio della canapa è costituito dalla bassa percentuale di lignina rispetto al legno degli alberi, che ne contengono circa il 20 % anzichè il 40 %. Attualmente le grandi cartiere utilizzano solo il legname degli alberi. Il processo per ottenere le microfibre pulite di cellulosa, e quindi la pasta per la carta, prevede l'uso di grandi quantità di acidi che servono per sciogliere il legno. Questa operazione, ad un tempo costosa ed inquinante, non è necessaria con la carta di canapa ottenuta dalla sola fibra, e per quanto riguarda il legno di acidi ne servono meno della metà. Inoltre la fibra e il legno della canapa sono già di colore bianco e la carta che se ne ottiene è già stampabile. E per renderla completamente bianca è sufficiente un trattamento al perossido di idrogeno (acqua ossigenata), invece dei composti a base di cloro necessari per la carta ricavata dal legno degli alberi. Questi composti chimici sono una delle cause principali dell'assottigliamento dello strato di ozono nell'alta atmosfera.MATERIE PLASTICHE - Con la cellulosa di cui la pianta è ricca, attraverso un processo di polimerizzazione, si possono ottenere materiali plastici pienamente degradabili che, se in molti casi non possono competere con le sofisticate materie plastiche di oggi, hanno comunque fin dall'inizio una serie di usi importanti per imballaggi, isolanti e così via.COMBUSTIBILI - La canapa, per la sua alta resa in massa vegetale, è considerata anche la pianta ideale per la produzione di combustibili da biomassa in sostituzione dei prodotti petroliferi. Bruciare combustibili da biomassa anziché petrolio non fa aumentare l'effetto serra. Infatti l'anidride carbonica viene prima sottratta all'atmosfera durante la crescita della pianta, e poi restituita all'aria al momento della combustione. In questo modo la quantità di anidride carbonica dell'atmosfera non aumenta, al contrario di quello che succede se si bruciano idrocarburi fossili. 

Caratteristiche Agronomiche

La canapa è una pianta che può assumere diverse forme, specie per quanto riguarda l'aspetto delle foglie. Cresce bene soprattutto nei climi temperati adattandosi a vari tipi di terreno, che deve essere comunque ricco di sostanze organiche. Questa sua adattabilità ne ha favorito la diffusione soprattutto nell'emisfero nord. È una pianta annuale e dioica, ossia esistente in esemplari con fiori 'maschili' e in altri con fiori 'femminili'. Ha radici lunghe e il suo fusto può variare in altezza da 90 cm a 3 m e oltre. I rami sono generalmente fitti e possono arrivare a essere lunghi come il tronco. Le foglie sono palmate. I fiori femminili hanno una forma a calice e portano i semi; la pianta maschile, una volta disperso il polline, muore.
La preparazione del terreno iniziava a Marzo, generalmente intorno al 19 Marzo, S. Giuseppe, il terreno era pronto per la semina. La semenza contenuta in un “mantesino” veniva gettata nei solchi senza che il contadino perdesse il passo, era ed è seminata fittamente per la coltura della canapa cosiddetta "da tiglio", che macerata e sfibrata dà la fibra tessile, e più rada per la coltura da seme, con piante più basse e più tozze, coltivate, oltre che per la seminagione, per la produzione di un olio . Il tempo atmosferico influenzava molto la buona crescita delle piante. Siccità o piogge forti potevano danneggiare seriamente il prodotto. Durante la crescita le piante venivano irrigate lungo i solchi e pulite dalle erbe infestanti. La fase della raccolta iniziava generalmente intorno al 16 Luglio, festa della Madonna del Carmine, la raccolta era sostanzialmente manuale, effettuata da due contadini: mentre il primo prendeva una bracciata di canapa, il secondo la estirpava dal terreno.
In Europa cresce naturalmente in zone dal clima temperato, ma può sopportare i climi più diversi. 
La canapa può essere coltivata ripetutamente sullo stesso terreno dal momento che non lo impoverisce, bonificando e ammorbidendo la struttura dei terreni induriti da uno sfruttamento eccessivo con radici profonde e sottilmente ramificate. Può arrivare in alcuni casi fino a 7 metri di altezza, ed è una barriera ideale contro le impollinazioni di altre colture dal momento che il suo olio è un antiparassitario naturale. In tre mesi dalla semina è pronta per il raccolto. 

Carta di Canapa

Con la stoppa della canapa si può fabbricare una carta di alta qualità, sottile e resistente, che in passato sostituiva la moderna carta prodotta dal legno d'albero sminuzzato e sbiancato con processi chimici. Fabbricare carta dalla canapa comporta un vantaggio anzitutto per la sua enorme produttività di massa vegetale, e in secondo luogo perché la si può ottenere da un'unica coltivazione, insieme alla fibra tessile, ai semi, alle foglie e al legno del fusto. Un altro vantaggio è costituito dalla bassa percentuale di lignina rispetto al legno di albero, che ne contiene circa il 20%, oltre a un'analoga percentuale di sostanze leganti. Il processo per ottenere le microfibre pulite di cellulosa dal legno di alberi, e quindi la pasta per la carta, prevede l'uso di grandi quantità di acidi, impiegati per macerare il legno. Questa operazione, ad un tempo costosa ed inquinante e che si serve di derivati del petrolio, non è necessaria con la carta di canapa, ottenuta dalla sola fibra; mentre per ciò che riguarda il legno occorre meno della metà di acidi a base di cloro. Inoltre la fibra e il legno della canapa sono già di colore bianco, e la carta che se ne ottiene è dunque già stampabile. Per renderla completamente bianca ad ogni modo è sufficiente un trattamento al perossido di idrogeno (acqua ossigenata), invece dei composti a base di cloro necessari per la carta ricavata dal legno degli alberi, altamente inquinanti. Con le corte fibre cellulosiche del legno si può produrre la carta di uso più corrente, come quella di giornale, o il cartone.
Grande pregio della carta di canapa è di non ingiallire con il passare del tempo, come accade invece alla carta da legno. Ciò è dovuto alla sua bassa concentrazione di lignina: nel processo di fabbricazione della carta dal legno di alberi invece il legno spappolato è trattato chimicamente per annullare le proprietà coloranti della lignina, ma con il tempo questo trattamento tende a degradare e la lignina, se esposta alla luce, torna a riflettere le lunghezze d'onda riconoscibili nella fascia del giallo dello spettro visibile.
In sintesi, il vantaggio principale di una produzione di carta da piante di canapa piuttosto che dal legno degli alberi è in primo luogo che la canapa non necessita dell'impiego di acidi sbiancanti, che possono produrre diossina e inquinare i fiumi, e in secondo luogo fornisce in un anno una quantità di cellulosa sedici volte maggiore di quella ricavata dal legno d'albero.
Prima dell'industrializzazione le fibre più comuni per la produzione di carta erano quelle riciclate dagli stracci, ovvero da tessuti e cordami già utilizzati: si usavano gli scarti delle vele e del cordame delle navi, venduto dagli armatori come cascame per essere riciclato. Il resto della materia proveniva dagli abiti smessi, dalle lenzuola, dai pannolini, dalle tende e dagli stracci, fatti prevalentemente di canapa e talvolta di lino, venduti agli straccivendoli. Le fibre di questi erano appunto per lo più di canapa, ma anche di lino e cotone. La carta di canapa era dalle 50 alle 100 volte più resistente del papiro, e assai più facile ed economica da produrre. Fino al 1883, il 75-90% della carta di tutto il mondo era prodotta dalla fibra della pianta di cannabis, compresa quella di libri, Bibbie, mappe, banconote, obbligazioni, titoli azionari, quotidiani, e via di seguito. Alcuni documenti notevoli realizzati in carta di canapa sono la Bibbia di Gutenberg, del 1450 circa, il Pantagruel e l'erba Pantagruelion di Rabelais, del 1532, la Bibbia di Re Giacomo (XVII secolo), la Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d'America, i pamphlets di Thomas Paine (XVIII secolo), le opere di Mark Twain, Victor Hugo, Alexandre Dumas, Lewis Carroll (XIX secolo); insomma più o meno tutti libri prodotti dall'invenzione della stampa fino alla fine dell'Ottocento furono stampati su carta di canapa.
La carta di stracci, che contiene fibra di canapa, è quella di migliore qualità e la più durevole mai prodotta. In Italia la sua produzione terminò intorno agli anni cinquanta, progressivamente sostituita dalla carta prodotta dalle fibre del legname. Può essere strappata quando è umida, ma riacquista la sua completa resistenza una volta asciutta. Se non è sottoposta a condizioni estreme, la carta di stracci rimane stabile per secoli e non si consuma praticamente mai. Gli studiosi ritengono che l'antica tecnica – o arte – cinese della fabbricazione della carta di canapa risalga al I secolo, 800 anni prima che la scoprissero i paesi islamici, e da 1200 a 1400 anni prima che arrivasse in Europa. L'arte cartaria impiegata per la fabbricazione di questa carta resistentissima permise agli Orientali di lasciare in eredità ai posteri la loro conoscenza, così da poter essere accresciuta, investigata, raffinata, confutata e modificata, generazione dopo generazione.

In Italia

Per usi tessili ha un'antica tradizione in Italia, dov'era usata per realizzare corde e tessuti resistenti. Legata all'espandersi delle Repubbliche marinare, che l'utilizzavano grandemente per corde e vele delle proprie flotte di guerra. La tradizione di utilizzarla per telerie ad uso domestico è molto antica, le tovaglie di canapa in Romagna decorate con stampi di rame nei due classici colori ruggine e verde sono oggetti di artigianato che continuano ad essere prodotti ancora oggi.
Si calcola che nella sola Emilia-Romagna, nel 1910 vi erano 45.000 ettari di terreno coltivati a canapa, soprattutto nel Ferrarese, mentre il dato complessivo di tutta Italia portava la superficie a 80.000 ettari. Altro importante centro di produzione della canapa nel corso dei secoli è stato Carmagnola, in Piemonte. Fino all'affermarsi delle tecnofibre la canapa era indispensabile per la marina, per le vele e soprattutto le gomene. Carmagnola diventò il centro non solo di coltivazione, ma anche delle fasi di lavorazione e commercio per l'esportazione verso la Liguria e il sud della Francia, in particolare Marsiglia.
Anche l'industria di trasformazione del tiglio di canapa in filato e poi in tessuto ha un'antica origine. Già nel 1876 il Linificio e Canipificio Nazionale era una società quotata in borsa, una delle più antiche e longeve.
La coltivazione andò in crisi per la concorrenza, negli usi meno nobili soprattutto produzione di sacchi, della juta e successivamente del cotone e delle fibre sintetiche.
Nel 1975 quando fu inasprito il divieto della coltivazione della canapa indiana Cannabis indica e nello stesso tempo messe in atto severe normative per la canapa tessile, il settore fu del tutto abbandonato.
C'è ora la possibilità che il quadro cambi, per l'accresciuta sensibilità per le produzioni agricole non alimentari, i migliorati processi produttivi ma soprattutto per l'adozione di norme dell'Unione europea. Con una evidente contraddizione, quest'ultima con regolamento CEE n 1164 del 1989 prevedeva l'erogazione di un contributo comunitario pari a lire 1.300.000 per ettaro. Proprio negli stessi anni veniva emanato in Italia il DPR 9 ottobre 1990 n. 309 recante il "Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti" che menzionava il divieto di coltivazione della cannabis indica e nulla diceva a proposito della cannabis sativa. L'interpretazione corrente era stata, appunto quella dell'estensione del divieto.
I successivi regolamenti CE n. 1672/2000 e 1673/2000 ribadivano le sovvenzioni comunitarie e le autorità italiane si dovettero adeguare alle regole europee. Da qui i primi modesti tentativi di reintroduzione della coltura: 290 ettari nel 2002, 857 ettari nel 2003, 1.000 ettari nel 2004 con presenza in Emilia-Romagna, Piemonte e Toscana.
In Italia la materia è regolata dal Decreto Legislativo 22 maggio 1999, n. 194, "Attuazione della direttiva 96/74/CE relativa alle denominazioni del settore tessile":

La canapa oltre che un fenomeno economico per le nostre zone fu anche un fenomeno sociale e culturale.



-Kokopelli- (con #GBaonbja )


- http://www.usidellacanapa.it 









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