STAY HIGH

#EUROMAIDAN, Ucraina: analisi di una lunga battaglia - Voxkomm







Euro, come Europa, Maidan ovvero Piazza. In piazza Nezalezhnosti (Indipendenza), c'è il fulcro ed il simbolo del movimento di protesta che ha infuocato l'Ucraina dal 21 di Novembre del 2013, scaturito come reazione alle intenzioni del Presidente Viktor Fedorovych Yanukovych di allontanare il paese dalla sfera d'influenza dell'Unione Europea a favore di un avvicinamento al blocco economico (Spazio Economico Eurasiatico, facente parte del progetto dell'Unione Eurasiatica) costituito da qualche anno da alcuni paesi dell'ex blocco sovietico (Russia, Bielorussia, Kazakistan).

Una goccia che ha fatto traboccare un vaso non certo sconosciuto. La predominante voce del popolo di Euromaidan ha già mostrato al mondo, una decina di anni fa, le sue istanze e le sue rivendicazioni, il suo modus operandi, la sua composizione sociale, con parole d'ordine simili, sotto quella che passerà alla storia come Rivoluzione Arancione.

Era il 2004, in Ucraina le elezioni presidenziali si erano appena concluse con la vittoria di Yanukovych a discapito del suo rivale Juščenko. I sostenitori di quest'ultimo insorsero riversandosi nelle piazze, denunciando brogli e corruzione durante le votazioni, chiedendo alla Corte Suprema di tornare al voto. In piazza vi era il partito di Yulia Tymoshenko, i socialisti di Oleksandr Moroz ed il partito dello stesso candidato presidente. Fiocchi e sciarpe arancioni annodati al collo, la scelta estetica del popolo raccolto attorno a Juščenko, suggeriranno il nome della “rivoluzione”. Un popolo proveniente principalmente dall'ovest dell'Ucraina, appartenente alla classe media, con una presenza massiccia sul web dove ha basato la sua propaganda anti-corruzione, anti-autoritaria e con malcelati accenni di nazionalismo. Gli arancioni furono supportati nella propaganda da organizzazioni come Otpor e Pora, esperte nella comunicazione, e nei finanziamenti massicci da magnati come Soros e dagli Stati Uniti. Yanukovych invece vanterà del supporto mediatico della televisione e della Russia di Putin.

La piazza arancione vinse, le vecchie elezioni furono dichiarate nulle e le nuove vedranno vincitore, questa volta, Viktor Juščenko. La strada dei “rivoluzionari” era però tutt'altro che in discesa. La Tymoshenko venne nominata Primo Ministro nel nuovo governo che cadde neanche un anno dopo a seguito delle dimissioni di alcuni deputati. Juščenko la accusò di complottare all'interno della coalizione arancione e di averla tradita. Rimpasti di governo, nuove elezioni, voltafaccia, la Rivoluzione Arancione era implosa sul nascere.
Nel 2010 inizia per Yanukovych il suo mandato da Presidente dell'Ucraina. Qualche tempo dopo la Corte Costituzionale dichiarerà nulla la Costituzione del 2004, con gli emendamenti della Rivoluzione Arancione che limitavano i poteri del Presidente.

Yulia Tymoshenko, di nuovo Primo Ministro dopo le elezioni del 2007, distante dalle vecchie alleanze arancioni, venne arrestata nel 2010 per aver firmato accordi non autorizzati con la Russia, per delle forniture di gas a prezzi nettamente svantaggiosi per l'Ucraina. Non rema a suo favore il passato da presidentessa nella UESU (United Energy Systems of Ukraine), finita nel 2006 sotto inchiesta per furto di gas.

La donna di ferro, come amano chiamarla i media occidentali, da dietro le sbarre, continuerà ad avere un poderoso seguito con il suo partito Batkivshchyna, che con i 102 deputati rappresenta il più grande partito d'opposizione. Oggi, in Euromaidan, si scorgono le loro bandiere, l'arancione su elmetti e nastri, le gigantografie della “rivoluzionaria”. Qualcosa è cambiato da quei primi anni del ventunesimo secolo, asfissiante ora sventola ovunque l'emblema dello scudo e del tridente, la bandiera nazionale. Le divise militari non mancano, elmetti verdi e stivali rinforzati. Croci ortodosse pendono da colli di energumeni, sui caschi alcuni hanno dipinto croci celtiche e non mancano le svastiche. I Pope intonano litanie, si aggirano tra la folla e sono benvenuti. I muri si tingono di ACAB, di A cerchiate, di White Power. Euromaidan è un contenitore di qualcosa che gli occhi occidentali non sono capaci di interpretare facilmente. Da quel 2004 l'ombra oscura dei nazionalismi si è allargata in mezza Europa, ha toccato vette allarmanti in Grecia, in Ungheria, in Francia. 

La crisi economica mondiale ha soffiato sulle braci dell'incendio che tutti credevano spento ma che sta progressivamente ricominciando a bruciare. L'Unione Pan-Ucraina "Libertà" di Tjahnybok, conosciuta come Svoboda, il suo simbolo: le tre dita, il tridente. 32 deputati nel Parlamento, le loro proposte: il riarmo nucleare, la criminalizzazione dell'aborto, la libertà di porto d'armi, il bando delle adozioni dei bambini non-ucraini. Un partito che in cinque anni è passato dai duecento mila ai due milioni di voti, radicato anch'esso nelle regioni ad ovest. La loro organizzazione paramilitare, i Patrioti Ucraini, portano al braccio una fascia gialla con sopra la runa Wolfsangel (decorazione di alcune uniformi della Germania nazista). Nei loro cortei vengono innalzate gigantografie di Stepan Bandera, il leader dell'Organizzazione dei nazionalisti ucraini (OUN) la quale ha dato vita all'Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA), armato dai nazisti tedeschi, che si è macchiato dello sterminio di migliaia di ebrei ucraini («Lasceremo le vostre teste ai piedi di Hitler» recitava un volantino banderista), di polacchi e di comunisti dal periodo che va dal 1929 fino alla seconda guerra mondiale. Juščenko, presidente acclamato dai rivoluzionari arancioni, ha fregiato la sua figura del titolo di Eroe Nazionale (poi annullato nel 2011).

Svoboda (con una presenza stimata del 30% fra i manifestanti) e le truppe dei Patrioti Ucraini non sono gli unici ultra-nazionalisti nella rivolta. Attivi i veterani della guerra in Afghanistan, riuniti nel gruppo Afgansty. Testimoni riferiscono di guerre intestine fra i gruppi di Spilna Sprava (“Causa Comune”), quelli di Pravyi Sektor (“Settore Destra”) e Svoboda. La posta in palio è l'egemonia sulla piazza.

Le testimonianze che abbiamo da Euromaidan, per quanto riguarda coloro che hanno tentato di portare istanze, parole d'ordine e contenuti anticapitalisti non sono delle migliori. Coloro che si palesano come anarchici (l'esempio del gruppo Guardia Nera) o comunisti vengono immediatamente allontanati dal servizio d'ordine composto da paramilitari. Alcune persone di sinistra sono presenti in Euromaidan ma senza confessare il proprio credo politico.

L'imponente manifestazione, la più grande mai organizzata in favore dell'Unione Europea, ha potuto contare su una vasta partecipazione che ha raggiunto picchi di 600.000 persone ed una presenza costante in Euromaidan di almeno 10.000 unità. Le modalità della protesta, pacifiche nelle sue prime fasi, sono divenute più aspre nel mese di Dicembre con la radicalizzazione delle frange della galassia nazionalista ucraina


Scontri, assalti, occupazioni di edifici governativi ed un'escalation nell'armamentario da sommossa a guerriglia urbana. Lo strategico innalzamento del livello della tensione con le forze di polizia, ricercato da Pravyi Sektor in più casi, ha di fatto strappato le redini del movimento, fino a quel momento in mano ai partiti moderati ed istituzionali, per farlo precipitare su un terreno di battaglia politica più agibile per i gruppi delle avanguardie nere. A metà Gennaio i volti noti di Euromaidan dichiareranno di non avere più il polso della piazza, impotenti di fronte al loro stesso popolo scalpitante, desideroso di prese di posizione nette e di risposte concrete. L'altra formazione che ha avuto un grande ruolo durante le fasi pacifiche di Euromaidan è l'UDAR (40 deputati), il partito capeggiato dal campione dei pesi massimi di boxe, Vitali Klitschko, che strizza l'occhio al mondo occidentale e non disdegna l'entrata del paese nella Nato. Molti i tentativi da parte dell'ex boxer di dissociarsi dalle azioni di guerriglia, che invece si ingrossano e raccolgono manovalanza ed attivismo da chi quella piazza l'ha vissuta da decine di giorni di patimenti e non può attendere ulteriori prassi democratiche.
Verso la fine di Gennaio le prime armi da fuoco in mano dei rivoltosi sono cominciate ad apparire nei reportage fotografici e nei video, soprattutto, dei media non-occidentali. In Italia molte testate giornalistiche non accenneranno mai alla folla armata, puntando invece l'attenzione sulle violenze della polizia Militsiya ed i reparti antisommossa denominati Berkut.

Sempre all'opposizione, il Partito Comunista d'Ucraina (PCU) di Petro Symonenko, 38 deputati in Parlamento, si è dichiarato contrario al governo di Yanukovych ma non ha partecipato ad Euromaidan, ribadendo la propria intenzione di guardare al polo russo. Sebbene si sia inizialmente astenuto da qualsiasi azione, quando la piazza arancione ha cominciato a tingersi di nero, il PCU ha istituito nelle regioni dell'est delle milizie popolari, che sarebbero corse in aiuto delle forze governative in caso di una deriva golpista di Euromaidan.

Una Ucraina divisa tra l'est russofono con mescolamenti culturali e di sangue con la Russia. L'est del Partito delle Regioni di Yanukovych con i suoi 187 deputati, l'est del PCU e del destino condiviso con l'URSS. Le migliaia di strade e monumenti dedicati all'era sovietica. Ad ovest l'esplosione di Svoboda e del nazionalismo ucraino, l'ovest dell'ingegnoso abbaglio europeo, che vuole solo «to be free from a dictatorship» come recita la bella nell'emozionale-retorico video “I Am a Ukrainian” di konyniana memoria.

Corteggiata ad est da Putin, 15 miliardi di dollari di prestito e sconti sul prezzo del gas. Ad ovest ammaliata dagli standard europei in quanto a diritti civili e ricchezza. Il piccolo boom economico della Polonia europea al confine (un 6% di PIL dovuto agli ingenti investimenti stranieri, che un giorno potrebbero scomparire), che gioca il ruolo di faro nel buio, per la povera Ucraina, grazie all'organizzazione dei famosi sabotatori chierichetti al soldo statunitense e dello IOR, il Solidarność, con i suoi molteplici contatti con l'opposizione (non poteva mancare l'intercettazione delle trame USA: www.youtube.com/watch?v=yHFj5aQ-a1g). Una Europa che invece è intenzionata a chiudere le porte al paese poiché troppo arretrato e sprofondato nel rischio del fallimento. Come se non dovesse bastare, Standard & Poor's ha declassato l'Ucraina da CCC+ a CCC per via della rivolta.

A Febbraio, la piazza Indipendenza, ha cambiato volto. Impossibile per i Berkut contenere la folla, gli schieramenti degli scudi erano perforati da proiettili d'arma da fuoco, scomparsi i lanci di pietre. I video ritraevano ormai una guerra. Yanukovych, nel disperato tentativo di reprimere la sommossa, ha applicato la legge anti-terrorismo che abilitava i Berkut ad usare armi da fuoco. Una misura che ha prodotto l'effetto opposto perché nella giornata del 20 Febbraio si sono registrati gli scontri più violenti. Riprese video mostrano polizia e manifestanti armati in un conflitto a fuoco. Anche i sostenitori di Yanukovych (“titushky” è il nome dispregiativo che i media filo-Euromaidan gli hanno affibbiato) sembrerebbero esser passati al contrattacco, scagliandosi armati di caschi e bastoni su alcuni presidi dell'opposizione. La giornata si concluderà con un centinaio di morti di cui sedici delle forze di polizia, migliaia i feriti, ostaggi, torture da una parte e dall'altra.

È di qualche ora la notizia della resa di Yanukovych. Una resa che sembrerebbe totale, diversa da quelle più caute che si sono succedute durante questi mesi e che la piazza non ha mai accettato. Sua la proposta di tornare al voto, di concedere l'amnistia a tutti gli arrestati. Non basta, la folla vuole libera la Tymoshenko, il Parlamento voterà per la sua scarcerazione.


Per qualcuno è finita. Per i moderati un'altra “rivoluzione” è andata in porto. Le statue di Lenin crollano in ogni città dell'ovest e del centro, folle di brava gente vi si arrampica per immortalare con gli smartphone come hanno salvato l'onore della nazione. A Kiev, invece, qualcuno sbuffa inquieto: quella enorme piazza sembra ancora stargli stretta.


Voxkomm (21/02/2014)





Nessun commento:

Item Reviewed: #EUROMAIDAN, Ucraina: analisi di una lunga battaglia - Voxkomm Rating: 5 Reviewed By: Andrea Red